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Terni, vendita Ast: il gruppo Marcegaglia investe in Svezia ma resta interessato all'acciaieria di viale Brin

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Il gruppo Marcegaglia sarà partner industriale strategico, oltre che finanziario, e con l’investimento anche di Exor, della famiglia Agnelli, della startup siderurgica H2 Green Steel, la prima vera acciaieria al mondo completamente green.

Il sito sarà realizzato nella cittadina di Boden, nel nord della Svezia, con emissioni zero, alimentato solo con idrogeno verde, e l’avvio è previsto nel 2024 con una produzione iniziale di 2,5 milioni di tonnellate di acciaio annue, ma nel 2030 i volumi raggiungeranno oltre 5 milioni di tonnellate. Va subito specificato che la nuova acciaieria non è concorrente ad Ast, che produce acciai speciali. Ma qualche considerazione sul nuovo sito svedese è d’obbligo.

Con l’investimento in Svezia, il gruppo Marcegaglia resta sempre in corsa per l’acquisizione di Ast, un amore, per lo stabilimento di Terni, di viale Brin, sbocciato con il capostipite Steno.

 

Mentre nel resto della UE c’è molto movimento per mettersi al passo con le nuove direttive comunitarie, il sindacato ha più volte alzato la voce per un piano della siderurgia italiana. Le parti sociali, intanto, chiedono di conoscere le intenzioni di ThyssenKrupp sulla vendita, e al Governo che passi dalle parole ai fatti sulla strategicità dell’acciaio in Italia e il piano nazionale del settore deve avere come priorità la salvaguardia occupazionale, la transizione ecologica e la sostenibilità ambientale e occorre porre le basi per una prospettiva che metta insieme i principali stabilimenti italiani all’interno di una strategia nazionale.

L’advisor JP Morgan, incaricato dalla multinazionale di seguire la vendita del sito, sta portando avanti l’incarico e tra qualche settimana passerà alla seconda fase. I tempi stringono, il Governo deve esplicitare con la massima urgenza le intenzioni, cioè di far parte, anche con una quota di minoranza, della nuova società.

 

Il modello potrebbe essere quello dell’ex Ilva di Taranto, con Invitalia che ha acquisito il 30 per cento. Massimiliano Burelli, amministratore delegato di Ast, sta bruciando i tempi sulla sostenibilità in tutte le sue accezioni (ambientale, sociale, economica). L’azienda vuole contribuire alla salvaguardia del clima, ad una crescita economica sostenibile e alla tutela dei diritti umani e della sicurezza sul lavoro, in modo coerente con gli obiettivi del Green Deal promosso dall’Unione Europea e con l’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile.

Già oggi le attività di Ast sono orientate verso la “circolarità”, attraverso l’adozione di tecnologie avanzate, una progressiva efficienza nell’uso delle risorse e l’uso di materiali provenienti da riciclo. E lo saranno ancora di più in futuro, ad esempio con il progetto di recupero delle scorie in corso di realizzazione affidato alla società finlandese Tapojärvi Oy

Intanto la Commissione Europea istitutirà misure provvisorie antidumping sulle importazioni di prodotti piatti di acciaio inossidabile laminati a freddo originari dall’India e dall’Indonesia, la produzione principale di Ast.