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Perugia, il Tar boccia il ricorso delle Distillerie Di Lorenzo. Soddisfazione del comitato ambientalista

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Francesca Marruco
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Nessun annullamento dell’Autorizzazione unica ambientale contestata dalle Distillerie Di Lorenzo di Ponte Valleceppi. Il Tar infatti ha respinto il ricorso presentato dall’azienda stessa che chiedeva di fatto di cancellare l’efficacia delle restrizioni che gli sono state imposte in quanto a emissioni in atmosfera di monossido di carbonio nell’aggiornamento di Autorizzazione unica ambientale il 6 marzo 2020. 

 


Lo stesso provvedimento era stato aggiornato in senso limitativo “a seguito - sta scritto nella sentenza pubblicata giovedì e firma del presidente Raffaele Potenza e del consigliere estensore, Enrico Mattei - della campagna di monitoraggio in occasione della quale sono state rilevate elevatissime emissioni di monossido di carbonio da parte dell’odierna ricorrente”. Nello stesso atto, i giudici amministrativi scrivono: “Per quanto concerne, infine, i contestati valori limite del parametro monossido di carbonio imposti dai provvedimenti gravati, è sufficiente osservare che detti valori sono legittima conseguenza delle rilevazioni di Arpa Umbria effettuate a fine 2018 ed attestanti emissioni di monossido di carbonio ‘in uscita dal camino E1 elevatissime‘, con concentrazioni che hanno raggiunto ‘picchi di CO a 10.000 mg/Nmc‘, tali da comportare un pericolo per la salute della popolazione e dell’ambiente, come pure rilevato dall’U.S.L. Umbria 1, anche in considerazione della adiacenza dello stabilimento al centro abitato”. Le rilevazioni fanno tra l’altro parte di un parallelo procedimento penale per cui c’è stato già un primo pronunciamento. Il gip di Perugia ha rinviato a giudizio Gianluca e Irma Di Sarno e Gennaro Balice, in concorso tra loro per aver, tra le altre cose, “immesso nell'ambiente polveri e concentrazioni di CO (monossido di carbonio) con parametri costantemente superiori ai limiti imposti dalla legge”. Il processo prenderà il via a novembre. Nel ricorso presentato al Tar contro l’aggiornamento dell’Aua, l’azienda lamentava che proprio quelle prescrizioni più restrittive rappresentavano in realtà una “sorta di revoca occulta” dell’autorizzazione stessa che prevede l’adeguamento entro il 30 giugno. Inoltre, sta scritto nel ricorso delle Distillerie, “l’adeguamento impiantistico richiederebbe inoltre ingenti investimenti, incompatibili con la situazione finanziaria dell’impresa ricorrente”. Le Distillerie sono infatti in concordato. La situazione economica è tutt’altro che rosea. Rischia di chiudere per la sentenza che la obbliga a rifondere per 3,5 milioni di euro il Gestore della rete, per un contenzioso poi sfociato in un processo penale per una presunta truffa sugli incentivi. La produzione è limitata solo ad alcuni giorni a settimana. 

 


"E' una sentenza storica - dice l’avvocato Valeria Passeri del Comitato Molini Fortebraccio che da sempre ha denunciato problematiche ambientali causate dalla distilleria stessa - perché per la prima volta il Tar dell'Umbria ha detto chiaro e tondo che hanno creato un serio pericolo per la popolazione, una sentenza difficile da vedersi".