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Perugia, minorenne molestata per anni dallo zio: entrava in camera sua quando erano soli

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Fra. Mar.
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Forse se non fosse stato per quel calo improvviso a scuola, per quel suo comportarsi in maniera strana con i compagni di scuola, la sua storia di molestie sessuali non sarebbe mai emersa. Perché Mary (nome di fantasia, ndr) aveva troppo timore dello zio. Era purtroppo terrorizzata dalle sue reazioni e le sue minacce, i suoi ricatti la paralizzavano. Tanto che non aveva raccontato nulla nemmeno alla mamma, con cui conviveva. Nemmeno alla mamma di una sua amica, che ad un certo punto, in quegli anni, aveva capito che a casa sua accadeva qualcosa di strano.  La ragazzina, ha deciso di confidarsi con compagne di classe e con la mamma di una di loro solo quando lo zio, che fino a quel momento aveva vissuto con lei, la mamma e la famiglia, era andato all’estero. L’uomo, attualmente indagato dalla Procura di Perugia per violenza sessuale, non è più tornato in Italia da oltre un anno. Ed è questo il motivo per cui la ragazzina vive ancora nella stessa casa. Altrimenti potrebbero scattare misure diverse. 

 


La giovane, residente in provincia di Perugia, ha vissuto un dramma irripetibile per almeno quattro anni. La prima volta che lui abusò di lei, aveva appena 13 anni. Una bambina. Non sapeva nemmeno bene cosa le stesse facendo. Se lo ritrovò addosso mentre dormiva nel letto di camera sua. Quella fu solo la prima delle innumerevoli volte in cui quell’uomo, che aveva più del doppio della sua età, continuò a entrare nella sua cameretta di ragazzina che deve ancora crescere, violandone senza ritegno l’innocenza. La vittima lo ha raccontato alla polizia quando è stata ascoltata, ha spiegato che già dalla primissima occasione aveva iniziato a fare il modo di non restare mai da sola con lui in casa. Invitava amici, teneva le cuginette in camere sua a giocare. Ma qualche momento, purtroppo, c’era sempre. E, come se questo non bastasse, è anche emerso che la chiave della camera della ragazzina la nascondeva lui. A volte le spegneva pure il modem per impedirle di comunicare con l’esterno quando lei aveva il telefono senza credito era praticamente in trappola. Togliendole ogni possibilità di sottrarsi alle sue perversioni.

 

La ragazzina, che prima della denuncia era arrivata ad autolesionarsi procurandosi anche dei tagli alle braccia con intenti estremi, ha raccontato che provava in tutti i modi a sottrarsi a lui. Ma lui era fisicamente più forte di lei. La bloccava, immobilizzandola. E i tentativi disperati della ragazzina che cercava di divincolarsi, di coprirsi coi vestiti, col cuscino o con le lenzuola, purtroppo non avevano alcun esito. La giovane, come ha raccontato agli investigatori, e come purtroppo spesso succede alle vittime di violenza che non trovano subito il coraggio per raccontare e denunciare, di sentirsi sporca, in colpa. E poi c’era anche un altro squallido ricatto di cui lei era vittima: lui le diceva che se lei lo avesse denunciato la figlia avrebbe perso il padre. La circuiva dicendole che il suo primo uomo doveva essere lui e nel frattempo continuava a molestarla. Dopo aver raccontato alle amiche e alla mamma di una di queste, la ragazzina ha detto tutto anche alla sua di mamma. Al telefono con la donna lui avrebbe ammesso tutto.