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Perugia, nasconde cimici in casa della ex: condannato

In tribunale

Francesca Marruco
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Ricetrasmittenti nascoste nelle prese della corrente per spiare la ex. E' questa una delle accuse per cui un 34enne di Perugia è stato condannato a un anno e quattro mesi dal gip, Natalia Giubilei. L’uomo, difeso dall’avvocato Saschia Soli, è stato inoltre condannato per maltrattamenti in famiglia. Mentre invece è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale. L’imputato, che grazie al rito abbreviato ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena, è stato inoltre condannato a risarcire la ex con una provvisionale di 10 mila euro. Per l'uomo, il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Mara Pucci, aveva sollecitato tre anni di reclusione. Il 34enne era stato denunciato dalla ex convivente, madre del figlio, che invece si era costituita parte civile nel procedimento con l'avvocato Maurita Lombardi.

Secondo quanto contestato dall'accusa l'uomo, attraverso “condotte di violenza fisica e psicolgica per futili motivi, anche alla presenza del figlio minore, ha maltrattato la compagna, costringendola anche ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, instaurando un clima di sofferenza e paura rendendo intollerabile la prosecuzione della convivenza familiare”. E con le cimici piazzate nelle prese della corrente “si è procurato, indebitamente notizie attinenti alla vita della ex compagna”. Il capo d'imputazione parlava di “gelosia ossessiva” e “controllo continuo” ma anche di un'aggressione mentre la donna aveva il figlio in braccio".

A partire dall'aprile 2017 ha intensificato il controllo della donna sia ostentando la conoscenza dettagliata dei contenuti dei messaggi e delle comunicazioni telefoniche riservate della donna”. Due anni prima l'aveva “schiaffeggiata ripetutamente mentre teneva il figlio in braccio proseguendo anche dopo averla fatta cadere sul letto e, al tentativo della donna di chiedere aiuto al telefono alla vicina di casa, afferrava il suo telefono e lo lanciava a terra e prendeva la donna per i capelli impedendole di uscire di casa. Le diceva dove vai a fare la vittima, continuando per oltre due ore finché la donna era riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto alla vicina e ai genitori”.