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Foligno, il mistero del teschio ritrovato. L'ipotesi del rito satanico

Susanna Minelli
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E' a disposizione dell'autorità giudiziaria di Spoleto il teschio umano ritrovato martedì, 25 maggio 2021, nel tardo pomeriggio, sotto il ponte di via Isonzo, nel letto del fosso Renaro. Nelle prossime ore verrà affidato l'incarico al medico legale a cui verrà commissionata l'ispezione. La polizia scientifica di Foligno ha rimosso il teschio che attualmente è conservato nella camera mortuaria del cimitero di Foligno. Secondo una prima ricostruzione medico legale si tratterebbe di un teschio di datazione ultradecennale e con ogni probabilità appartenente ad un corpo precedentemente sepolto. Il teschio presenta una frattura. Rimane tuttavia il più fitto mistero sul perché il teschio di trovasse proprio sotto il ponte, in una zona ad alta densità abitativa. La scoperta è stata fatta da un uomo che portando a passeggio il cane lungo le sponde del fosso ha notato il cranio. Il primo avvistamento c'era stato giovedì scorso, ma l'uomo non era sicuro al cento per cento che si trattasse di un teschio. Nella giornata di martedì ha invece deciso di avvertire le forze dell'ordine. Sul posto Polizia di Stato e Polizia locale che hanno transennato la zona e rimosso il reperto. 

 

 

I residenti della via raccontano che il fosso quando piove copiosamente si riempie d'acqua, anche se sono diverse settimane che il torrente non ha presentato condizioni di questo genere. Ma è altrettanto vero che il teschio, di piccole dimensioni (farebbe pensare a un cranio di un bambino o di una donna) si trovava in una posizione reclinata che poteva essere confusa senza un adeguato approfondimento. Un'ipotesi è quella che la corrente abbia trascinato il teschio dalla zona di Uppello–Sassovivo, da dove transitava il fosso. Ipotesi che è al vaglio degli investigatori. Nell'area alle pendici di Uppello nella prima metà degli anni ‘80' vennero ritrovati resti ossei umani lungo un brevissimo sentiero che scende dalla strada che conduce a Sassovivo e per qualche decina di metri costeggia l’alveo del fosso Renaro, all’altezza dell’ultima villa che si trova dopo l’abitato di via Sassovivo e dopo il bivio per San Bartolomeo.

 

 

Sul fatto investigarono i carabinieri dell’allora capitano Mariano Angioni, ma non si è mai saputo come si conclusero le indagini. Gli anziani di Uppello, però, erano convinti si trattasse dei resti di alcuni soldati francesi di truppe napoleoniche che si raccontava fossero stati uccisi nell’800 e sepolti di nascosto proprio ai piedi della frazione, sulle rive del Renaro. Di questi resti ne diede notizia all’epoca il Corriere ed esistevano delle foto scattate dal giornalista Renato Campana. Ma non è tutto. Perché l'ombra che si cela dietro il ritrovamento potrebbe portare direttamente anche a piste esoteriche di stampo satanista. Infatti, secondo un esperto semiologo, che per ragioni di opportunità è voluto rimanere anonimo, “alcuni riti di stampo satanico con l'utilizzo di ossa si svolgono in prossimità di luoghi simbolici come incroci fra strade e corsi d'acqua”. La zona di Sassovivo-Uppello è nota da decenni per essere un'area frequentata da comunità segrete di adepti a sette esoteriche, prova ne sono anche i ritrovamenti di gatti impiccati e di ossa trafugate.