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Carla Fracci: "Puntare i piedi per salvare la danza". Quando visitò il Corriere. E Rudolf Nureyev l'aveva conosciuto a Spoleto

Sabrina Busiri Vici
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Era la metà di aprile 2015 e la sede centrale del Corriere fu visitata da uno personaggi più importanti della storia mondiale della danza, Carla Fracci. Nel giorno della sua scomparsa, pubblichiamo l'intervista che la ballerina rilasciò alla nostra testata.

Nel cuore ha la Giselle di Balanchine. “Mai abbandonare il repertorio. Non si possono cambiare certe idee geniali, ma cosa significa togliere la polvere? Bisogna salvare la poesia che c’è dentro i capolavori, sono intoccabili. Ogni passo ha un senso, è un pensiero da conservare”. A parlare, in visita alla redazione del Corriere è la diva indiscussa della danza italiana, Carla Fracci, in una conversazione tra passato presente e futuro sul filo conduttore della danza e della bellezza. Artista sublime, donna battagliera tanto da assumersi l’onere di una assessorato alla Cultura alla Provincia di Firenze svolto con l’onore di tante iniziative (“Meglio fare con poco piuttosto che lasciare”) e così “pasionaria” da prendersi la briga di appelli accorati di fronte alle massime istituzioni (l'ex presidente Napolitano) per riscattare la danza da quel triste destino, tutto italiano, di Cenerentola delle Arti.

L’étoile è in Umbria per un fine settimana trascorso ad Assisi dove è madrina e ospite d’onore del concorso Umbria in danza. E anche in questa occasione non rinuncia a rilanciare la voglia di portare avanti progetti per i giovani: “Spero che l’iniziativa di Assisi si muova verso il futuro, il teatro è meraviglioso, il pubblico sensibile e appena sono arrivata qui, mi sono sentita in una dimensione ricca di umanità. Ora ci devono mettere tutti la volontà di proseguire e costruire, magari iniziando da una piccola compagnia, una realtà minima, e poi allargarsi. L’importante è dare continuità e gambe alle idee nel rispetto della qualità”. L’amministrazione assisiate ha voluto Carla Fracci e lei, ancora una volta, non si è sottratta per il bene della danza. Si è messa in moto, accompagnata dal regista Beppe Menegatti, suo marito, per portare un contributo personale. E nel dichiarare il suo impegno, si lascia languidamente anche trasportare dai ricordi che le suscita il Cuore verde. Tra i tanti, c’è il Festival dei Due Mondi e quando partecipò alla quinta edizione, oltre cinquant’anni fa. “Allora una collaboratrice straordinaria di Giancarlo Menotti, la signora Venturini - ne parla Menegatti - s'impose al maestro per proporre un gruppo italiano e ci dettero l’opportunità di fare un gruppo eccezionale: c’erano Carla, Antonio Gades, Ferruccio Soleri, Andrè ProkovskiGiancarlo Vantaggio, Anna Razzi”. E fu proprio al Festival di Spoleto che Fracci incontrò Rudolf Nureyev, con il quale nacque anche una amicizia profonda.

Dal Due Mondi alla Sagra Musicale. Ancora una volta a parlarne è Menegatti“Carla fu protagonista di una prima assoluta alla Sagra Musicale con il maestro Nino Rota per La rappresentazione di Adamo ed Eva nel 1957 al teatro Morlacchi. Fu un lavoro bellissimo”. E su questo rilancia Fracci: “In Italia questa tradizione non può cancellarsi con la scusa della mancanza di fondi, forse basterebbe solo collocarli in modo migliore, ma ci deve essere la volontà di risolvere i problemi altrimenti diamo spazio solo agli stranieri dimenticandoci i nostri talenti; invece bisogna puntare i piedi. E lo devono fare i giovani, io di appelli ne ho già fatti tanti”. “Per fortuna che in questa situazione è andato via via migliorando il lavoro delle scuole private che sono andate crescendo in qualità negli ultimi sessant’anni” aggiunge Menegatti. Dall’impegno si torna ai frammenti di memoria: New York, Il lago dei cigni e in quell’anno la proclamazione a donna della danza. Carla Fracci ci tiene anche a ricordare la drammaticità portata in scena in Francesca da Rimini; de Il lutto si addice a Elettra, in particolare, le torna in mente quello fatto a Iesi e i commenti entusiastici di una signora le suonano ancora in testa; poi non tralascia Il gabbiano di Cechov e la contemporaneità. Ma se oggi incontrasse una Carla Fracci piccola, cosa le direbbe? “Passo dopo passo vai avanti, ma ascolta i maestri, c’è sempre da imparare, bisogna guardare i grandi”. E in proposito a Menegatti viene in mente Rita Levi Montalcini “Quando disse a Carla: guardi che il cervello non invecchia mai”. E neppure le divine.