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Umbria, i ristoratori dichiarano guerra alle sagre: "Per quest'anno sospendiamole"

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I ristoratori dichiarano guerra alle sagre: “Quest’anno vanno bloccate”. Prima ancora che dal governo nazionale arrivino indicazioni precise su una eventuale ripartenza, i rappresentanti delle associazioni di categoria mettono le mani avanti. “Le imprese della ristorazione sono state ferme per sei mesi, non possiamo permettere che in questo momento si trovino a dover fronteggiare anche la concorrenza delle sagre - evidenzia Enrico Guidi, presidente di Mio Umbria - Lo abbiamo fatto presente anche alla governatrice Tesei, durante l’ultimo incontro: quest’anno teniamole ferme, poi procediamo con una revisione totale affinché si punti sulla tradizione, sulla storicità e sul territorio. Così come pensate oggi, le sagre diventano soltanto un modo per fare soldi sfruttando il lavoro di tanti volontari”.

 

 

 

 

Anche Romano Cardinali (Fipe Confcommercio) si dice contrario a una ripartenza o comunque, se questa non può essere evitata, auspica che vengano fissati dei paletti ben definiti come era stato lo scorso anno quando si era stabilito, per esempio, il limite massimo dei quattro giorni. “Quattro giorni ma per un solo fine settimana - puntualizza Giuliano Granocchia, presidente Confesercenti Umbria - altrimenti imporre dei limiti diventa una presa in giro. Noi siamo fortemente contrari a una riapertura delle sagre in un momento di così grande difficoltà, la riteniamo una sorta di beffa per i ristoratori”. Granocchia si dice pronto a intraprendere una vera e propria battaglia nell’eventualità in cui ce ne fosse bisogno. “Per il futuro - ammonisce - auspichiamo un forte ripensamento del settore sagre e siamo disponibili a metterci intorno a un tavolo per ragionare insieme. Un po’ come sta accadendo al Comune di Perugia”. 
 Nel capoluogo di regione, l’assessore allo sviluppo economico e al turismo, Gabriele Giottoli, sta da tempo lavorando per cercare una soluzione che accontenti tutti. E potrebbe esserci riuscito. “Partiamo dalla considerazione che a oggi, da decreto nazionale, non risulta ancora autorizzata la riapertura delle sagre - evidenzia Giottoli - Noi, ragionando in prospettiva, insieme alle pro loco, ai ristoratori, alle associazioni di categoria stiamo cercando, nel nostro ambito territoriale, la migliore soluzione per tutti. Abbiamo trovato - va detto - grande sensibilità nei rappresentanti delle pro loco che sono ben consapevoli delle difficoltà che i ristoratori incontrano in questo momento. Una guerra tra poveri non ha senso. Quella che proponiamo è un’idea rivoluzionaria di sagra che garantisca un approvvigionamento locale andando a favorire le aziende del territorio, che si ispiri ai prodotti tipici della tradizione e che venga realizzata con il coinvolgimento del mondo della ristorazione. Inoltre vogliamo muoverci in maniera uniforme - continua l’assessore di Perugia - abbiamo messo insieme 18 Comuni, dodici sono quelli del Lago Trasimeno, per un programma di marketing e sviluppo economico omogeneo. E siccome la regolamentazione delle sagre è regionale, sottoporremo poi all’Ente le nostre proposte”. Anche nella città dell’Acciaio il Comune ha aperto un tavolo di confronto con i rappresentanti delle associazioni dei ristoratori. “Anche se - evidenzia l’assessore al commercio, Stefano Fatale - a Terni la problematica è meno forte perché in realtà sono poche le sagre che ogni anno vengono proposte, molto più numerose nei territori limitrofi”. 

 

 

Il presidente delle pro loco dell’Umbria, Francesco Fiorelli parla di una polemica che si ripropone ogni anno e di certo antecedente all’emergenza Covid. “La verità è una: bloccare le sagre significa far morire le pro loco e in molti casi i piccoli borghi”, dice. “C’è un dato curioso che si commenta da solo: ogni umbro, almeno una volta nella vita, è andato a una sagra. E’ la dimostrazione di quanto questi appuntamenti siano apprezzati e conosciuti da tutti - evidenzia Fiorelli - Parlare di concorrenza con i ristoranti è veramente ingiusto, il regolamento regionale a cui ci atteniamo è del 2015 ed è stato copiato anche dal Piemonte per quanto moderno e innovativo”. Per Fiorelli quella che si è accesa è una discussione fuori luogo: “Ho parlato proprio oggi con l’assessorato regionale e mi è stato detto che sono in attesa di indicazioni nazionali. Per quando arriveranno, potrebbe essere anche troppo tardi. E comunque, ci tengo a precisarlo, i commercianti traggono grande beneficio dalle sagre perché i prodotti che proponiamo sono tutti locali e il via vai di persone è garantito”.