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Lavoro in Umbria, il personale specializzato non si trova: mancano 3.500 tra baristi e camerieri

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L’Umbria conta, dati Istat, oltre 23 mila giovani che non lavorano e non studiano ma la manodopera specializzata non si trova. Assoturismo evidenzia la difficoltà ad assumere lavoratori stagionali, il presidente regionale Matteo Fortunati stima che per il riavvio della stagione turistica mancheranno all’appello 1.500 baristi e 2.000 camerieri di sala. Per Simone Fittuccia, numero uno di Federalberghi Umbria, lo stop legato al Covid delle strutture ricettive ha spinto molti addetti a trovare un altro tipo di occupazione, per esempio nei trasporti legati alle consegne degli acquisti online. Altri, invece, preferiscono non rinunciare alla cassa integrazione che in questo momento appare come una fonte di reddito sicura.

 

 

Secondo l’ultimo bollettino mensile del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, sono 4.920 le assunzioni programmate dalle imprese umbre – quelle con almeno un dipendente – per questo mese di maggio e 15.260 nel trimestre maggio-luglio. Servono operai specializzati e conduttori di impianti, elettricisti dirigenti, specialisti e tecnici. Ma l’indagine evidenzia che è sempre consistente la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento: 39 casi su 100.

 

 

 

 

Anche il settore dell’edilizia potrebbe trovarsi in difficoltà per colpa della manodopera che manca. I segnali di ripresa sono già evidenti ma l’imminente futuro potrebbe segnare un vero e proprio boom. “Se partiranno, come dovrebbero partire, i lavori legati alla ricostruzione, ai Superbonus 110% e agli investimenti del Pnrr allora nei prossimi cinque anni l’edilizia potrebbe aver bisogno di migliaia di addetti”, evidenzia Walter Ceccarini, direttore di Ance Umbria, l’associazione dei costruttori. “In dieci anni abbiamo perso più di tremila imprese - spiega - quelle rimaste sono poche e poco strutturate”. L’Umbria conta 7.548 aziende, il 58% di queste ha un addetto, il 37,8% tra i due e i 9 addetti, il 4,1% tra i 10 e i 49, quelle che contano più di 50 dipendenti sono lo 0,2%. Il 90,5% delle imprese, inoltre, ha un fatturato inferiore ai 500 mila euro l’anno. Una ripartenza del settore è strettamente connessa a una ristrutturazione delle aziende a questo collegate. Ma la manodopera non si trova. “Già si fa fatica”, evidenzia Ceccarini. Mancano muratori, carpentieri, cartongessisti per esempio. Ma non solo. “Oggi, per ottenere i benefici della maxidetrazione, è obbligatorio scegliere posatori qualificati - dice Ceccarini - ma anche questi già scarseggiano”. 
E’ il classico caso di domanda e offerta che non si incrociano. Un paradosso in una regione dove quella del lavoro viene considerata un’emergenza, soprattutto per i giovani.