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Umbria, lo studio dell'Aur: l'aeroporto San Francesco può far decollare l'economia della regione

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L’aeroporto San Francesco ha le potenzialità per far decollare l’economia dell’intera regione. E’ quanto emerge da uno studio di Giuseppe Coco dell’Agenzia Umbria Ricerche. Studio particolarmente significativo visto che arriva nel momento in cui la Regione, attraverso Sviluppumbria, ha messo sul piatto 2,3 milioni stanziati sotto forma di aiuti Ue per l’emergenza Covid in maniera tale da coprire le perdite lasciate dai soci usciti (Confindustria per esempio). L’indagine prende come riferimento il 2024, anno in cui è prevista la piena ripresa del settore. L’obiettivo -  per Aur possibile -   da perseguire è quello dei 500 mila viaggiatori annui, soglia da molti considerata ottimale.  “

 

 

Dalle informazioni in nostro possesso - si legge nella relazione - sappiamo che la portata media di un aereo che atterra al San Francesco è di 190 passeggeri. Se stimiamo che ogni velivolo viaggia al 90% della sua capienza, i voli da effettuare giornalmente per raggiungere la soglia dei 500 mila passeggeri sarebbero quattro. Che non sembrano un’utopia. Tanto più se si considera che la regione, seppure tra le più piccole d’Italia, nel 2019 ha fatto registrare ben 2 milioni e 478 mila arrivi turistici. E, inoltre, è ancor meno un’utopia se si considera che l’Umbria - per la sua storia e le sue tradizioni - si presterebbe con facilità a diventare un hub per le mete religiose europee”. La ricerca ha evidenziato anche i possibili effetti sull’occupazione e sui redditi. L’Aur si affida per questo a un approccio analogico-qualitativo. Secondo uno studio di Bain & Co, ogni 100 mila passeggeri che arrivano in un aeroporto possono generare circa 800 nuovi posti di lavoro tra diretti, indiretti e indotti. Inoltre, uno studio di Enit ha stimato che ogni passeggero mediamente lascia al territorio dove atterra circa 480/500 euro.

 

 

“Se prendiamo per buona questa stima anche per lo scalo umbro - spiega Coco - raggiungere la soglia dei 500 mila arrivi un anno potrebbe voler dire attivare quattromila occupati e 250 milioni di reddito aggiuntivi sul territorio”. Una svolta per l’economia dell’Umbria. Partendo, però, da una premessa: gli aeroporti costituiscono un asset strategico per il Paese ma non sempre sono sinonimo di profitto. Tanto che in Italia (l’Europa non fa eccezione) tra i 45 scali aperti al traffico civile, non sono molti quelli in attivo. Negli ultimi anni pre Covid, Cuneo, Trapani, Ancona, Verona, giusto per fare qualche esempio, hanno fatto registrare perdite che in alcuni casi sono state ingenti. Lo scalo umbro non è da meno. Ma lo studio dell’Aur la definisce una “struttura molto interessante”: è stata disegnata dall’archistar Gae Aulenti e al viaggiatore offre un meraviglioso skyline. Quando si atterra o decolla da un lato si trova Perugia, dall’altro la basilica di San Francesco di Assisi. Ma, soprattutto, si colloca in una posizione felice in quanto baricentrica dell’Italia centrale. Sfruttarla bene, a costo anche di perderci qualcosa, potrebbe davvero fare un investimento sull’economia del territorio.