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Perugia, parcheggi sotterranei in centro. Progetto per 300 posti

Sabrina Busiri Vici
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A Perugia dopo il piano strade, arriva anche la soluzione parcheggi. La risposta è scritta nel dossier Next Generation presentato dall’amministrazione comunale, nella sezione infrastrutture per la mobilità. In particolare, si tratta del progetto di realizzazione quattro parcheggi sotterranei da realizzare in altrettanti quartieri del centro storico. “Strutture destinate alla sosta residenziale dei veicoli in zone difficili - si legge -, aree storiche sature al fine di incentivare la spinta abitativa delle famiglie”. Un piano da 10 milioni coperti con fondi del Recovery plan.

 

Le aree individuate sono Borgo d’oro e in particolare qui si fa riferimento alla struttura delle ex officine Piccini in via del Fagiano, un ampio spazio che appartiene al collegio della Mercanzia, dove si potrebbero ricavare 70 stalli. Non solo è prevista anche un’area verde di 2.500 metri quadrati e una cubatura di 1.200 da destinare a centro servizi. Il secondo quartiere interessato è Porta Santa Susanna e l’area di sosta è riferita a piazza Ferri. Qui si realizzerebbe una micro struttura con una ventina di stalli a disposizione. Il terzo polo è Monteluce dove si fa riferimento alla struttura di via delle Clarisse, per una cinquantina di posti.

 

 


Infine il quarto: “il grande parcheggio per l’area di borgo XX Giugno - si riporta nel dossier -, da strutturarsi nell’attuale sedime della prima ansa di via Ripa di Meana, indicativamente per circa 150 stalli”. Il parcheggio dovrebbe articolarsi su tre livelli con ascensori che consentiranno di raggiungere il borgo.
L’intero progetto presentato nel dossier garantirebbe in tutto circa 300 posti auto con tempi di realizzazione di 18 mesi per la progettazione e un anno per la realizzazione di ogni area. Per l’amministrazione comunale il piano servirebbe a decongestionare i quartieri dalle auto e offrire un servizio importante ai residenti. Eventuali partnership “con operatori del settore della sosta – è scritto - , potrebbero individuare, a fronte della contribuzione pubblica, un piano economico finanziario capace di garantire la gestione di infrastrutture a ritorno economico basso”.