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Umbria, albergatori in rivolta contro la Tari. C'è chi propone la serrata: "Non paghiamo"

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“Gli alberghi sono rimasti vuoti ma i Comuni continuano a chiedere il pagamento della Tari mettendo a rischio la sopravvivenza  stessa dell’impresa”: a parlare è Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Turismo Umbria. Proprio in questi giorni, infatti, stanno arrivando gli avvisi alle strutture ricettive, molte delle quali ferme ormai da mesi. “E’ paradossale dover pagare un servizio che di fatto non è stato reso poiché gli alberghi in questi mesi, oltre a non produrre reddito, non hanno prodotto rifiuti”, evidenzia Colaiacovo. “Da tempo - aggiunge - stiamo facendo appello ai Comuni affinché ci vengano incontro, capiamo le loro difficoltà ma le nostre imprese stanno vivendo un momento drammatico e non si può far finta di niente”.

 

 

Nella maggior parte dei casi l’importo da pagare è esattamente quello del 2019, quando ancora il Covid era sconosciuto. Un’altra epoca. Le cifre sono a sei zeri ma non tutti sono disposti a cedere. Tra quelli che di sicuro non verseranno un euro c’è Andrea Sfascia, titolare di Borgobrufa resort. “Noi siamo nel comune di Torgiano e al momento non abbiamo ricevuto avvisi di pagamento per il 2021 - evidenzia - in genere versiamo oltre ventimila euro l’anno perché la nostra è una struttura piuttosto grande. Come consigliere e associato di Confindustria Turismo propongo alla presidente Carmela Colaiacovo di non pagare. Io non lo farò”. Le richieste di aiuto ai Comuni sono state ricorrenti quanto, nella maggior parte dei casi, inascoltate. Elisabetta Ruozi Berretta, titolare dell’Hotel Garden a Terni e vicepresidente Federalberghi per la provincia di Terni spiega che da tempo la sua associazione si è mossa a livello regionale per sollecitare il problema perché molte strutture non sono nelle condizioni di pagare. “Chiediamo una sospensione dell’imposta o almeno una rateizzazione a lungo termine”, evidenzia. Tanto per rendersi conto, per il Garden l’importo Tari da versare per il 2021 è di 32 mila euro a fronte di una diminuzione di fatturato che oscilla tra il 60 e il 70%.

 

 

Giorgio Mencaroni, presidente Confcommercio Umbria, ha fatto della lotta alla Tari nell’anno della pandemia un suo cavallo di battaglia. “E’ una follia chiedere a imprese che non lavorano e quindi non producono rifiuti di pagare cifre di tale portata. Tanto per fare un esempio, un hotel di Passignano con 52 camere paga tra i 16 e i 20 mila euro di tassa rifiuti. Una seconda patrimoniale, in pratica”. Michele Benemio presidente dell’Unione ristoratori e albergatori del Trasimeno, il consorzio che racchiude un centinaio di strutture, definisce la Tari richiesta per il 2021 una follia. “Assurdo pagare per un servizio che non c’è stato - spiega - Un problema che stiamo evidenziando da tempo e che coinvolge anche i campeggi: nessuno paga meno di 10 mila euro. Ma la liquidità non c’è”. L’appello ai Comuni viene accolto dal presidente dell’Anci, Michele Toniaccini: “Ho convocato per martedì l’Ufficio di presidenza e quella del pagamento Tari sarà una delle questioni all’ordine del giorno. Forse, per motivi logistici legati al passaggio del Giro d’Italia, saremo costretti a spostare l’incontro ma si tratta eventualmente solo di un rinvio. Tutti i sindaci, le assicuro, hanno a cuore la questione ma anche per loro e per i Comuni che amministrano il momento è complesso. L’Anci, dunque, altro non potrà fare che evidenziare il problema e lavorare per trovare una soluzione univoca. Al di là delle ideologie c’è massima collaborazione, una strada di certo la troveremo”.