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Omicidio Samuele a Perugia, parla la madre della vittima: "Mio figlio ucciso in pochi minuti, l'indagata dica la verità"

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Alessandro Antonini e Francesca Marruco
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“Samuele manda l’ultimo messaggio vocale a un amico di Bastia Umbria, alle 20:20 di quel martedì 27 aprile. Sedici minuti prima saluta Andrea, l’amico con cui ha fatto l’ultimo aperitivo. Io gli scrivo alle 20:29. Non mi risponde. Non mi risponderà più. E’ successo tutto in un attimo, in quei pochi minuti, ne sono sicura. Voglio la verità, voglio sapere perché me l’ha ammazzato”. E’ l’appello che Sonia Sorbelli, la madre di Samuele De Paoli - il 22enne trovato morto in un canale di scolo di una strada di campagna a Sant’Andrea delle Fratte, a Perugia, il 28 aprile scorso- rivolge agli inquirenti. E all’unica indagata a piede libero per omicidio preterintenzionale, la trans Patrizia, 43 anni, al secolo Pinheiro Resi Duarte Hudson.

 

Secondo la madre della vittima e secondo gli avvocati della famiglia, Valter Biscotti e Brenda Ercolani, la versione della brasiliana non regge. Così come appare “incredibile” che non sia in giro come se niente fosse successo. “E’ atroce che chi l’ha strozzato sia ancora libero”, spiega la donna intervistata dal Corriere dell’Umbria nella sua casa a Bastia Umbra, dentro la stanza in cui insieme ai fratelli Davide, Alessandro e gli amici ha festeggiato il compleanno di Samuele, il 23 aprile. Quattro giorni prima dell’omicidio. Ci sono ancora i palloncini appesi al soffitto, ormai sgonfi, e una scritta con la vernice sul muro: “22 anni, auguri Samy”. “Samuele non tornerà, lo so, mi piace pensare che sia qui vicino a me”, commenta Sonica, “per gli amici Sonica”. Poi torna sull’indagine. “A parti invertite, fosse stato Samuele a uccidere, non me l’avrebbero fatto più rivedere”. “Siamo una famiglia umile ma unita, sapevo tutto di Samuele. Era un ragazzo ironico, sensibile, allegro ed educato. Era un lavoratore. Dopo la scuola per un anno ha fatto le consegne all’estero, poi il lavoro da elettricista. A causa della crisi, in pandemia ha iniziato a prestare servizio alla stazione di metano. Per qualche tempo ha fatto due lavori insieme. Qui a Bastia, dove siamo nati e cresciuti, ci vogliono tutti bene, perché rispettiamo le persone”. Sonia non può credere che sia stato suo figlio ad aggredire per primo.

“Era amico del mondo, Samuele, e tutti i suoi amici possono testimoniare che non è mai stato violento, con nessuno. E’ cresciuto tra la scuola e il calcio”. Durante quella sera, la sera della tragedia, anche quando è stata portata in questura, non ha mai pensato al peggio. “Non si può pensare che ti uccidano un figlio, quando non mi rispondeva credevo che gli avessero rubato il cellulare. Intorno alle 19:30 ci siamo anche sentiti e gli ho chiesto se tornava a cena. Mi ha detto di sì, che sarebbe tornato. E Samuele faceva quello che diceva. Non è masi successo che non è tornato senza avvertire. Peraltro l’incontro con l’amico di Perugia non era programmato. Dovevamo andare a Bastia Umbria da una mia amica a fare l’aperitivo, io e Samy, ma sono stata proprio io a disdire perché era freddo e stava per piovere. Così lui ha deciso di andare a Perugia, con la mia auto”. E’ stato ritrovato da un runner alle 9 della mattina dopo, completamente nudo, in un fosso. “L’ultimo messaggio che gli ho inviato per sapere dov’era è su Instagram, alle 11. Poi ho saputo che quel cadavere nudo era il mio Samuele”, racconta Sonia Sorbelli. Conclude, così, ripetendo una frase: “Verità, è tutto quello che voglio”.