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Aeroporto di Perugia, in vent'anni bruciati 90 milioni. Confindustria non ricapitalizzerà le perdite di Sase

Ale. Ant.
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Nel giorno in cui l’aeroporto di Perugia si collega col mondo, gli imprenditori umbri escono dalla società di gestione. Ieri anche il motore di ricerca Google ha recepito il collegamento aereo Perugia-Londra su Heatrow tre volte alla settimana (a partire dal 27 giugno) tramite British Airwais, offrendo date e prezzi. Nelle stesse ore Confindustria ha ufficializzato con una dichiarazione pubblica al Corriere dell’Umbria l’azzeramento delle quote in Sase spa che gestisce lo scalo umbro.

 

Niente ripiano delle perdite e niente ricapitalizzazione. Spiega perché il presidente degli industriali del cuore verde, Antonio Alunni. “Confermo che non parteciperemo alla ricapitalizzazione e quindi al ripiano della perdita. le nostre quote si annullano”, spiega Alunni. “L’aeroporto è strategico”, ribadisce il presidente di Confindustria, “non c’è dubbio, ma non siamo noi come associazione datoriale a poter sostenere queste ricapitalizzazioni. Negli ultimi anni la sola Confindustria ha messo un milione e duecento mila euro”. Fuori anche Ance Perugia e Umbria. In tutto il 7,5% delle quote societarie. Pure Unicredit (9%) e Comune di Perugia (6,2%) hanno annunciato di voler mollare. Quest’ultimo assicura il ripiano delle perdite ma non l’ulteriore esborso per il piano industriale. La Camera di commercio, primo socio col 37,7%, non uscirà dell tutto ma andrà a ridurre la propria partecipazione. Per questo la Regione attraverso Sviluppumbria mette sul piatto 2,3 milioni, stanziati sottoforma di aiuti Ue per l’emergenza Covid (il rosso 2020 è da record: 1,59 milioni), per coprire le quote di chi esce. Con la possibilità di arrivare al 100%. Una “fiche” che poi si rigiocherebbe facendo entrare un nuovo socio, privato o misto pubblico privato. Sarebbe una boccata d’ossigeno dopo un ventennio di soldi pubblici affossati a fronte di obiettivi mai raggiunti soprattutto sul fronte passeggeri (al netto del Covid).

 

Andando a scorrere lo storico si trova una mole di risorse pubbliche impegnate che supera i 90 milioni di euro, mettendo insieme i costi per i lavori in più sull’infrastruttura e quelli di gestione, alla voce passivi. I lavori di ampliamento dello scalo, con l’inserimento nella festa dei 150 anni dall’Unità d’Italia, hanno visto l’esborso di fondi pubblici pari a 42.968.226,35 euro. Arrotondando con le opere successive, si arriva a 43 milioni Poi ci sono i rossi fissi dei bilanci. Dal 2000 ad oggi, calcolando un passivo medio di un milione l’anno (e rotti), si tocca quota 63 milioni di euro. A questi si aggiungono un milione e mezzo l’anno circa che Fondazione Carisp, Regione e Camera di commercio hanno sborsato per la promozione dei voli delle compagnie low cost, Ryanair su tutte. Siamo a 93 milioni. Una cifra che lievita ancora se si considerano le opere ancillari, come le strade di collegamento.