Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, in un anno persi 6.500 posti di lavoro causa Covid

  • a
  • a
  • a

In Umbria sono quasi 6.500 i posti di lavoro persi in un anno a causa del Covid con un tasso di caduta che ha penalizzato più la componente maschile rispetto a quella femminile (-1,9% contro - 1,7%). E’ quanto emerge da uno studio elaborato da Elisabetta Tondini per l’Agenzia Umbria Ricerche in cui sono stati analizzati gli effetti del virus sull’occupazione riscontrando che la “pandemia si è riversata sul mondo del lavoro con ripercussioni disomogenee per territorio, settore e categorie sociali per un impatto complessivamente negativo su livelli occupazionali e intensità lavorativa”.

A pagare le conseguenze più pesanti sono i giovani, i contratti a termine e di apprendistato, i livelli di istruzione più bassi, le attività considerate non essenziali, con effetti asimmetrici assai rilevanti per caratteri ed identità. In questo contesto, i segnali positivi che arrivano dal bollettino Excelsior di Unioncamere e Anpal, che parla di 15.260 assunzioni programmate per il trimestre maggio-luglio 2021, è ancora più significativo. Soltanto bar, ristoranti, discoteche, pizzerie e gelaterie hanno perso, nel corso del 2020, 3.661 lavoratori secondo una stima, su dati Inps, elaborata dall’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio.

A pagare il conto più salato della crisi sono stati più che altro cuochi, camerieri, barman. Si tratta soprattutto di lavoratori stagionali o a tempo determinato, secondo l’analisi Fipe il 70% di loro ha meno di 40 anni. La pandemia e le relative misure restrittive imposte ai pubblici esercizi hanno fatto diminuire il numero degli occupati del 26.7%: erano 13.719 nel 2019, sono scesi a 10.058 nel 2020. A livello nazionale, l'occupazione è calata del 25.2% nei ristoranti, del 26.2% nei bar e addirittura del 57.4% nelle discoteche. Sono complessivamente 166 mila coloro che hanno perso il lavoro, il 54,9% di questi aveva un contratto a tempo determinato, il 40,7% un contratto stagionale.