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Liberalizzare la marijuana, la corsa dei democratici Usa allo sprint finale

Christian Campigli
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Il business del nuovo secolo. L'attività imprenditoriale che risolleverà le piangenti casse pubbliche degli Stati Uniti. E, perché no, forse anche dei paesi europei. L'esplosione nella fabbrica di cannabis di Gubbio ha riportato al centro del dibattito mediatico il tema delle droghe leggere. Mettendo ancora una volta di fronte chi equipara una “canna” di marijuana  ad una “pera” di eroina e chi vorrebbe anche nel nostro Paese la liberalizzazione totale. Ad oggi è possibile usare “erba” o per scopi terapeutici, di contenimento del dolore, per malati di cancro o di altre malattie degenerative o quella light, ovvero con un livello di thc (il principio attivo che provoca “lo sballo”) assai basso. Illegale acquistare cannabis per scopo ricreativo. Negli Stati Uniti, dove il dibattito è stato al centro anche della campagna elettorale per le presidenziali, c'è grande attesa per la calendarizzazione del voto in Senato. Dove, grazie ai risultati della Georgia, i democratici hanno la maggioranza (considerando anche il voto di Kamala Harris).

Lo scorso 4 dicembre la Camera ha approvato un disegno di legge che, di fatto, depenalizza la marijuana e apre la strada verso la sua più totale liberalizzazione. Voto che, per diventare legge federale, dovrà essere confermato anche dai senatori. I democratici spingono molto per questa piccola rivoluzione, principalmente per tre motivi. In primis per aspetti economici: si toglierebbero denari alle organizzazioni malavitose e, al contrario, si creerebbero nuovo opportunità legali di impresa. Aziende che avrebbero bisogno di assumere personale e che, ovviamente, farebbero nascere un indotto importante. Ma soprattutto ditte che verserebbero denaro fresco all'erario. Vi è poi il confronto con il vicino Canada, paese apripista del settore, dove colossi come Aurora o Canopy realizzano guadagni importanti da almeno un paio di anni. Sia nell'economia reale che in quella finanziaria (grazie alla borsa di Wall Street).

Il rischio di rimanere indietro, a livello imprenditoriale, è concreto. Non è un caso che Coca Cola sia interessata ad entrare nel settore, rilevando una parte di uno dei due colossi canadesi. Infine l'aspetto più squisitamente politico: la principale mission del mandato Biden è tracciare una linea netta e profonda di demarcazione rispetto all'amministrazione Trump. Legalizzare la cannabis rappresenterebbe, a trecentosessanta gradi, questo tratto distintivo. In Italia il dibattito è ancora in fase embrionale. E potrebbe avere un'accelerata solo di fronte a cambiamenti legislativi nei paesi confinanti, Germania e Francia in primis. Perché, come diceva alla fine degli anni Sessanta il comico statunitense Lenny Bruce, “la marijuana un giorno sarà legale, grazie ai molti studenti di legge che ora fumano erba e che un giorno diventeranno deputati e la legalizzeranno in modo da proteggere se stessi".