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Esplosione in azienda, il dolore per le vittime Samuel Cuffaro ed Elisabetta D'Innocenti

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Samuel Cuffaro, 20 anni, classe 2001, ed Elisabetta D'Innocenti, 52 anni. Questi i nomi delle due vittime dell'esplosione avvenuta a Gubbio nel pomeriggio di venerdì 7 maggio. Gas e alcol in proporzione variabile, una miscela micidiale che ha provocato il crollo parziale della Greenvest (la sede legale è in via Risorgimento, ma il capannone è in zona Canne Greche-Via Masaccio), azienda specializzata nella lavorazione di cannabis legale. Oltre ai due morti, anche tre feriti di cui uno grave, ricoverato a Cesena.

 

 

"E' stata una bomba" ha detto un operaio che abita a un tiro di schioppo. Una deflagrazione terrificante che ha alzato in cielo una nuvola di fuoco e ha fatto saltare il tetto e mezza palazzina. In quel momento all’interno c’erano cinque persone.

 

 

Un operaio, Alessandro Rossi, è riuscito a scappare via e a dare l’allarme. E’ stato medicato sul posto. Sotto i travi in cemento sono rimasti intrappolati quattro compagni di lavoro. Di questi due operai sono stati estratti vivi (Kevin e Alessandro).

 

 

Samuel Cuffaro, originario del sud, sui social lo si vede vestito da ceraiolo, perfettamente integrato nel tessuto sociale eugubino. Lo descrivono come un ragazzo simpatico e disponibile, pieno d’entusiasmo e dalla risata contagiosa. I suoi genitori, accorsi subito, hanno atteso invano buone notizie dai soccorritori, prima di crollare in un pianto dirotto. Per quanto riguarda la donna, Elisabetta D'Innocenti, 52 anni, originaria di Sigillo, ha lavorato come cameriera ai Cappuccini, poi (forse per la crisi legata al Covid) è arrivato questo impiego. Abitava nella frazione eugubina di Padule, madre di due figli. Da fuori la fotografia quella di una abitazione distrutta da un terremoto con il cedimento strutturale non solo dei muri di tamponamento ma anche parzialmente delle travi e delle colonne laterali e di una parte di quella centrale dove poggiava il tetto. I primi due operai, come detto, sono stati liberati in breve tempo. Poi l’attesa intrisa di paura, disperazione e dolore con i parenti fuori dalle recinzioni abbracciati, in lacrime e un paio in preghiera. La doccia fredda per la donna, intorno alle 22.