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Perugia, ergastolano evaso catturato dalla polizia. Un tassista lo ha segnalato a Fontivegge

Francesca Marruco
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E' finita la (breve) fuga dell'ergastolano evaso oggi da Capanne.  In serata è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura di Perugia dalle parti di via Ettore Ricci. Gli agenti alla guida del vice questore aggiunto, Adriano Felici - coadiuvati dai poliziotti della squadra volante del commissario Monica Corneli -  lo hanno braccato nel boschetto che costeggia il perimetro del Comando della Guardia di Finanza. Alle 23.15 tre auto della polizia  sono passate a grande velocità, a sirene spiegate in via Settevalli. In una c'era pure Domenico D'Andrea. L'uomo era evaso ieri mattina. Ma ieri in serata ha fatto un passo falso: è andato alla stazione dei taxi di Fontivegge e ha chiesto a un tassista se poteva essere portato a Firenze. Il tassista aveva letto la notizia della fuga dell'ergastolano e ha messo in allerta la sua sala operativa. La descrizione corrispondeva all'evaso. Allora la polizia ha organizzato una vera e propria battuta. Gli agenti hanno setacciato ogni via attorno alla stazione. E alla fine lo hanno individuato in via Ettore Ricci, mentre cercava di fuggire infilandosi nel boschetto accanto alla caserma della Guardia di Finanza. 

Secondo quanto emerso, D'Andrea era scappato ieri mattina attorno alle 11.30 dal carcere scavalcando una parte di recinzione molto bassa. C'è una telecamera che lo ha ripreso correre in quella direzione. Pare abbia tentato la sorte, uscendo senza un piano reale. Tanto che riesce a trovare un passaggio che lo porta in città. Ed è lì che va in cerca di droga perché è tossicodipendente. Poi il passo falso della richiesta al tassista e l'arresto. D'andrea probabilmente aveva paura che gli avrebbero revocato il regime in virtù del quale aveva un lavoro 'esterno'. Quello che gli permetteva di stare fuori dal primo anello. Lo stesso punto in cui si trovava ieri mattina, quando ha deciso di scappare. 

In carcere l'allarme è scattato verso le 13.20. Lo aspettavano per la telefonata WhatsApp che gli spettava. E invece non s’è presentato. E’ stato a quel punto che nel carcere di Capanne ci si è resi conto che Domenico D’Andrea, il ‘Pippotto’ - come veniva chiamato a Napoli, negli anni in cui con la sua baby gang era il terrore del Vomero per furti e rapine - era sparito. Scomparso. A Capanne stava scontando la condanna all’ergastolo.

 

Nel 2007 la sentenza più dura per lui per aver ammazzato con una coltellata un edicolante di Napoli che aveva reagito durante una rapina. L’ultima volta che è stato visto da qualcuno - è stato ricostruito ieri - era stato alle 11.15 circa di ieri mattina. Era proprio nella zona della portineria in cui D’Andrea aveva il permesso di stare per il lavoro che stava svolgendo. L’ergastolano infatti era stato ammesso al programma lavorativo per buona condotta e per questo motivo poteva uscire dalla struttura centrale. Secondo quanto ricostruito, D’Andrea ha scavalcato una recinzione. L’unico punto, a quanto pare, in cui al posto del muro di cinta - decisamente più complicato da scavalcare e sorvegliato da telecamere - c’è una recinzione bassa. Per giunta non inquadrata da alcun occhio elettronico. Quel che è certo è che dalle 13.30 circa sono scattate ricerche a tappeto per individuarlo. Al fianco della polizia penitenziaria sono scesi in campo in forze carabinieri, polizia di Stato e guardia di Finanza. Tutti allertati. Anche con un elicottero. 

 


Sul fatto ieri è intervenuto pesantemente il sindacato di polizia, Sappe. “La grave vicenda - ha detto il segretario generale, Donato Capece, porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria del carcere di Capanne”. Fabrizio Bonino, segretario nazionale Sappe per l’Umbria, ricostruisce gli eventi: “L’uomo era ammesso al lavoro ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario nell’area esterna del carcere e ha colto l’occasione per fuggire, presumibilmente, scavalcando una cinta bassa, vista anche l’esiguità del personale presente nei servizi esterni. In svariate occasioni, il Sappe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso l’istituto perugino di Capanne”. Per i sindacalisti dunque, “questa è una evasione frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell'istituto. Se fossero state ascoltate le continue denunce, probabilmente tutti gli eventi critici denunciati e questa stessa evasione non sarebbe avvenuta. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando stata introdotta la vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, ossia i detenuti più ore al giorno liberi di girare con controlli sporadici e occasionali della polizia”.