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Foligno, i negozi Cresceria chiudono per colpa del Covid

Gabriele Grimaldi
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A Foligno niente tavoli all’esterno ad accogliere clienti, turisti e cittadini. Niente musica anni ‘60 dal locale. Niente più profumo di pietanze tradizionali umbre capaci di mescolare la bontà della cucina della nonna con la tipicità del fast food. Se da lunedì 26 aprile tanti locali del centro di Foligno hanno potuto riaccogliere i propri clienti e tornare a vivere una parvenza di normalità dopo mesi di grandi difficoltà, c’è anche chi non è riuscito a riaprire. La Cresceria di viale Mezzetti, a due passi dalla stazione ferroviaria e dalla Caserma Gonzaga, ad esempio, già da fine gennaio ha dovuto gettare la spugna a causa delle pesanti conseguenze provocate dalla pandemia. E da qualche tempo, su quelle che erano le due entrate del locale da 212 metri quadrati, sono stati apposti i cartelli di affitto. Dopo dieci anni di onorato servizio in viale Mezzetti e cinque a Piazza Umbra, dove la Cresceria aveva aperto nel 2016.

“Il Covid, purtroppo, non ci ha lasciato alternative – spiega amareggiato il proprietario, Carlo DelicatiAbbiamo resistito fino a quando abbiamo potuto, ma poi, senza risorse, era diventato impensabile continuare a pagare affitto, corrente, gas e acqua. Siamo molto dispiaciuti, perché era un luogo di incontro capace di dare il benvenuto alla città a chi scendeva dal treno per venire in centro, ma non eravamo nelle condizioni di andare avanti. E ci siamo arresi”. La crisi causata dal Covid è stata molto pesante: “Nella zona della stazione, in questo ultimo periodo, c’è stato un doppio fattore negativo che ci ha fatto crollare – continua Delicati - Il primo è legato alle chiusure imposte dalla legge che ci hanno messo in difficoltà enorme, con i ristori che sono stati molto bassi. Il secondo è legato allo smart working che ha trasformato la zona in un deserto perché sia alla stazione che in caserma, per tanti mesi, non si è visto quasi più nessuno".

"Il nostro lavoro - continua - era principalmente rivolto a chi viaggiava, a chi veniva in caserma e a chi lavorava in ferrovia. In mancanza di prospettive certe sul futuro abbiamo deciso di evitare di aggravare la situazione e di indebitarci in maniera irreversibile. Per questo siamo stati costretti a chiudere anche l’attività presente a Piazza Umbra a cui avevamo dato il nostro marchio in concessione”.  La speranza di tornare, in futuro, c’è: “Abbiamo smontato le attrezzature e le abbiamo messe da parte in attesa di tempi migliori – racconta Delicati – Stiamo valutando di riaprire magari in centro storico o in collaborazione con un’attività che sia interessata a rinnovare il locale o ad adottare il nostro stile anni ’60. Speriamo di tornare presto sulla scena di Foligno per i nostri clienti e per i nostri dipendenti che sono in cassa integrazione”.