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Presepe distrutto e statua decapitata a Gualdo Tadino, magrebino condannato a sei mesi

Niente convalida dell'arresto

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Hanno distrutto le statue del presepe, decapitandone una. Uno dei loro è stato condannato ieri a sei mesi di reclusione per danneggiamento aggravato. Si tratta del il marocchino di 23 anni che nel 2016, insieme a due connazionali di 24 e 25 anni, già espulsi dall’Italia, ha distrutto il presepe emozionale esposto nel centro storico di Gualdo Tadino. L’uomo è difeso dall’avvocato Giulia Ricci. La sentenza è stata emessa dal collegio del tribunale di Perugia, presieduto da Carla Maria Giangamboni. 


La contestazione è quella del danneggiamento aggravato. “In concorso tra loro”, è scritto nel capo di imputazione, “danneggiavano quatto sagome di polistrato plastico rappresentanti dei personaggi del ‘presepe emozionale’ esposte nel centro storico di Gualdo Tadino”. In particolare perché “una statua veniva spezzata in tre parti, una veniva decapitata e le altre due divelte dalla base”. Un fatto aggravato “perché commesso su cose esposte per necessità e consuetudine alla pubblica fede”. 
Il danneggiamento è avvenuto il 19 novembre, proprio durante l’installazione del presepe che è stato poi inaugurato il 2 dicembre.
I tre magrebini sono stati individuati e denunciati dai carabinieri di Gualdo Tadino grazie ad alcune testimonianze e alle videoregistrazioni delle telecamere a circuito chiuso. I tre, residenti da anni tra Gualdo e Nocera Umbra, hanno alle spalle diversi precedenti per reati contro il patrimonio, stupefacenti e la persona. Tra le parti offese è rientrato anche il Comune di Gualdo Tadino. 
I militari che li hanno individuati e deferiti all’autorità giudiziaria hanno ricevuto l’attestato di merito dell’amministrazione comunale.
L’atto vandalico è avvenuto ai danni dell’allestimento del presepe emozionale - cinque anni fa era primo al mondo nel genere - organizzato insieme ai frati cappuccini con “Frate Indovino” e il polo museale.


L’intervento dei carabinieri è stato immediato e i tre sono stati subito individuati. Negli anni due sono stati espulsi dal territorio nazionale. Il 23enne, finito a processo, è stato condannato in primo grado ieri.