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Congresso Pd in Umbria, Bori flop: al voto meno della metà

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Alessandro Antonini
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Si ferma al 47,1% dei voti sugli aventi diritto la corsa del candidato unico alla segreteria regionale del Pd, Tommaso Bori. Si tratta di numeri ancora ufficiosi: ieri alle 17 il partito non aveva ancora ufficializzato i risultati. Il capogruppo in Regione sarà proclamato nuovo segretario regionale dem ma le consultazioni nei circoli sono state un flop. Dopo il ritiro degli altri tre candidati, Massimiliano Presciutti, Francesco De Rebotti e Alessandro Torrini, è andata alle urne meno della metà degli iscritti. Iscritti peraltro fermi alle tessere del 2019. Anche la scelta della data e delle modalità di consultazione è stata determinante: in piena pandemia, con discussioni fatte da remoto a cui non c'è stata affluenza. Da qui la debacle della partecipazione al voto. Lo dicono i numeri: su 6.018 iscritti Bori unico aspirante in campo ha incassato 2.878 voti. Non arriva alla metà. Più che dimezzato.

 

 

Nella provincia di Perugia su 4.291 aventi diritto hanno partecipato alla consultazione 2.075 iscritti. Hanno votato espressamente per Bori in 1949. Di un voto sotto la candidata alla segreteria provinciale, collegata alla stesso Bori, Camilla Laureti. Per lei 1.948 voti. Ma la Caporetto del medico prestato alla politica è nella sua stessa città, il capoluogo di regione. A Perugia Bori ottiene 230 schede a favore su 261 votanti. Ossia il 32% dei 696 aventi diritto. Nemmeno un terzo. C'è chi si è recato alle urne per esprimere dissenso. Ma neanche a Terni città supera la metà degli aventi diritto: Bori prende 319 su 656 iscritti (48,6%) su 337 che sono andati votare. Solo a Terni provincia si arriva alla metà più uno: su un totale di 1817 tesserati Pd hanno votato in 1.000 e il capogruppo regionale ha preso 929 voti, arrivando al 51%. Picchi negativi si evincono da una rapida carrellata dei territori: Gualdo Tadino 1,95%, zero a Cannara, Deruta 24%, Paciano 31, Marsciano e Panicale al 25%. Foligno e Assisi come Perugia: 32%. Anche i principali sostenitori di Bori, come l’ex deputato, assessore e presidente del consiglio regionale, Fabrizio Bracco, ammettono qualche defaillances. “Non ho i dati definitivi ma rispetto agli iscritti (del 2019, e tantissima acqua è passata sotto i ponti) mi dicono che hanno votato circa il 50% (circa 3 mila su 6000) al tempo della elezione di Leonelli nei circoli votarono 3.800 su 9000 ed i candidati erano tre. Poi, bisogna vedere situazione per situazione: a Perugia e Gualdo Tadino e Narni si è lavorato di più sull’astensione. Alcuni segretari non hanno convocato il congresso. Io stesso come altri mi sono dovuto appoggiare ad altri circoli perché il mio segretario non ha fatto nulla. Comunque sono contento che questa storia sia finita e si possa voltare pagina”.

 

 

Ma non mancano le critiche. “Le notizie dei risultati congressuali che ci giungono dai territori ci restituiscono una situazione drammatica del Pd regionale, che avevamo ampiamente denunciato e che abbiamo cercato in ogni modo di scongiurare che giungesse a questo triste epilogo”, è scritto in una lettera di 21 esponenti da tutti i territori tra cui il segretario del PD si Perugia, Paolo Polinori, e nomi noti di ex amministratori come Andrea Cernicchi, Nicola Mariuccini, Marko Hromis, Daniele Benedetti, Donatello Tinti e Ubaldo Casoli. “Circa la metà dei pochi aventi diritto al voto (6108) non sono andati a votare” continua la missiva, “interi circoli, anche molto importanti, non hanno partecipato al congresso. Dopo che con pervicace ostinazione non si sono voluti far votare i nuovi iscritti 2020, è un insulto all’intelligenza fare riferimento agli iscritti 2020. Si continua con la mistificazione, ma la realtà è che decisamente meno della metà degli aventi diritto al voto avrebbero votato il candidato unico regionale, perché alcune centinaia di persone sono andate a votare scheda bianca. Non eravamo impazziti nel sottolineare questa gravissima situazione, ed è puntualmente arrivato un segnale inequivocabile della sofferenza del partito umbro, i cui iscritti, giustamente, non hanno capito le continue forzature ed evidentemente non hanno voluto prestarsi a partecipare ad un mero votificio. È una responsabilità che il nuovo Segretario regionale condivide con l’ampio gruppo dirigente, regionale e nazionale, che l’ha sostenuto. E devono essersene accorti se adesso, a congresso finito, annunciano di voler parlare di contenuti e di proposte organizzative, a certificazione del vuoto assoluto che ha contraddistinto questo congresso. Abbiamo assistito ad una delle più brutte pagine del partito umbro: non ha vinto nessuno, ma ha perso il PD”, concludono.