Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, prime verità dall'autopsia: per Samuele ipotesi stretta al collo mortale

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

Al momento l’unica lesione che può essere considerata mortale è quella del nervo vago. Quella verosimilmente causata a Samuele quando Pinheiro Reis Duarte Hudson gli ha stretto una mano attorno al collo. La lesione interna è stata individuata ieri dai medici legali che hanno eseguito l’autopsia sul corpo del giovane trovato morto mercoledì mattina in un fosso tra i campi dietro la zona industriale di Sant’Andrea delle Fratte. Sul collo della vittima c’è il segno netto di cinque dita, quattro da un lato e uno dall’altra. Duarte lo ha detto agli inquirenti di avergli stretto il collo per difendersi, mentre, secondo la sua versione, Samuele lo stava picchiando violentemente. E al momento, l’unica lesione che può aver provocato la morte è proprio quella. La vigorosa stretta che è arrivata a lesionare addirittura il nervo vago. L’autopsia infatti per ora ha escluso altre possibili cause di morte. Ma, c’è un ma non indifferente e richiede tempo. Per confermare infatti quella che al momento è l’ ipotesi più accreditata, servono anche gli esiti degli esami istologici e tossicologici. I primi arriveranno a stretto giro e serviranno a stabilire quanto grave sia stata questa lesione. Che tipo - eventualmente- di decorso possa aver avuto fino alla morte di Samuele. I tossicologici invece arriveranno nelle prossime settimane. E’ dirimente infatti capire se la droga possa essere stata una concausa del decesso. 

 


La Procura di Perugia di Raffaele Cantone - le indagini sono affidate al Procuratore Aggiunto, Giuseppe Petrazzini - ha nominato un pool di esperti per stabilire cosa abbia ucciso il 22enne. L’incarico ieri mattina è stato conferito al medico legale Sergio Scalise Pantuso, che era intervenuto anche sul luogo del ritrovamento del cadavere, al professor Mauro Bacci e alla tossicologa, Paola Melai. Poi l’avvocato Fracesco Gatti, che difende il brasiliano di 43 anni indagato per omicidio preterintenzionale ha nominato come perito di parte la dottoressa Anna Maria Verdelli, mentre l’avvocato Valter Biscotti, che assiste la famiglia De Paoli, si è affidato al dottor Antonio Galzerano. 
Nel quesito posto agli esperti, gli inquirenti hanno chiesto di “accertare mezzi, causa e tempi determinanti il decesso di De Paoli, ricostruendo per quanto possibile la dinamica degli eventi alla luce delle evidenze medico-legali, nonché accertando l’eventuale stato di alterazione psico fisica della vittima al momento immediatamente antecedente al decesso per l’assunzione di sostanze stupefacenti, anche in epoca precedente al fatto, nonché il livello di alcolemia nel sangue”. 

 


Quanto al momento della morte, pur con tutte le cautele del caso, dato che il corpo del giovane è rimasto nudo sotto la pioggia in una notte con temperature basse, sembrerebbe essere stata individuata tra le 20 e le 21. Quindi nell’orario in cui, secondo quanto emerso, sarebbe successo tutto. Potrebbe esserci però una differenza: l’indagato sostiene di aver lasciato Samuele ancora vivo. Ma quanto velocemente le lesioni lo abbiano ucciso verrà stabilito in seguito. E’ possibile che la crisi vagale abbia portato il giovane a non morire subito? O che nel decesso abbia influito anche altro? Lo diranno gli ulteriori accertamenti che i medici dovranno effettuare. Sul corpo di Samuele sono stati poi individuati altri segni riconducibili al contatto con i rovi nel fossato, ma anche delle abrasioni sulle nocche delle mani, compatibili con le botte di cui ha parlato Duarte. Anche l’indagato verrà sottoposto a perizia medico legale. La Procura ha chiesto sia di valutare le lesioni che l’assunzione eventuale di sostanze stupefacenti.