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Caso Suarez, "frode, non sa dire una parola". Docenti sull'esame farsa

Istituto di cultura italiana a Barcellona sulla vicenda del calciatore

Francesca Marruco e Alessandro Antonini
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“E’ una frode gigantesca, primo perché non parla una parola di italiano”. A scriverlo, in un messaggino finito agli atti dell’inchiesta sull’esame farsa del “pistolero”, Luis Suarez, è la dottoressa Anna Maria Ciaravola, coordinatrice dei corsi dell’Istituto di cultura italiana a Barcellona.

 

 

 

Ciaravola, ascoltata dai sostituti procuratori titolari dell’inchiesta su Suarez, Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti, commenta in questo modo la notizia del superamento dell’esame a Perugia con il professore dello stesso Istituto, Luciano Scatolini, che era stato in un primo momento interessato dalla stessa Ciaravola per fare un corso intensivo di italiano al calciatore. Il corso, sollecitato dalla Juve, con l’avvocatessa Maria Turco che contatta personalmente, più di una volta Ciaravola, (“mi hanno pressato per giorni” dice), in realtà non si è mai tenuto e Scatolini non farà nemmeno una lezione a Suarez. 
Ma dalle telefonate che Ciaravola e Scatolini fanno con Suarez, i due doceti valutano la sua conoscenza della lingua italiana in questi termini: “Suarez al telefono non parlava proprio italiano, era sicuramente intimidito, però non è riuscito a dirmi nemmeno una parola. Ho provato a sdrammatizzare scherzandoci sopra e facendo presente che magari aveva sentito qualche parolaccia in campo, ma ha solo sorriso”.

 

 

Con Scatolini invece la conversazione per fissare la prima lezione (che non si è mai tenuta) è tutta in spagnolo. “Ciaravola - ha detto ai magistrati Scatolini - mi disse che c’era molta pressione per far superare l’esame al calciatore. Io dissi che preparare un B1 in pochi giorni non sarebbe stato umano. Noi infatti per preparare un B1 impieghiamo circa 5 quadrimestri, oltre due anni. Il tuto mi sembrava veramente strano”. Scatolini aspetta di essere chiamato per il 10 settembre - gli era stato detto di andare nella residenza di Suarez - ma nessuno lo contatta. A quel punto lo fa presente alla coordinatrice. Che contatta sia l’avvocato spagnolo di Suarez che l’avvocatessa della Juve, Maria Turco. E’ Turco che le dice si sarebbe informata, poi scompare. Era il 14 settembre. Altrove si diceva già che Suarez non sarebbe andato alla Juve. La Procura di Perugia di Raffaele Cantone ipotizza una fuga di notizie sull’inchiesta come causa vera dello stop. 
Ciaravola a verbale ha aggiunto: “Sia io che Scatolini ci siamo scandalizzati e indignati per come è stata gestita la vicenda”. E quando online leggono dell’esame superato in chat si scrivono: “O è una cazzata o l’hanno pagato caro”. “La seconda che hai detto”.