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Umbria, i cuochi protestano: chiedono ristori e un riconoscimento della loro professione

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“Non ci vendiamo per un piatto di lenticchie, noi chiediamo di più”: i cuochi dell’Umbria non si accontentano dei ristori, peraltro giudicati inadeguati, ma chiedono che la crisi derivante dall’emergenza sanitaria sia l’occasione per ridare professionalità alla categoria. E lo fanno nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri mattina a Perugia, presso il ristorante Umbrò, cui hanno partecipato rappresentanti dell’Unione regionale cuochi umbri e dell’Associazione provinciale cuochi sia di Perugia che di Terni.

 

 

Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come le problematiche di un comparto in crisi da anni siano state aggravate in maniera devastante dall’emergenza sanitaria e dalle conseguenti restrizioni che ne derivano. I dati del Centro Studi Fipe Confcommercio certificano lo stato di crisi che vive la ristorazione italiana, che in Umbria, nel 2020, ha perso 548.254.000 di euro di fatturato rispetto all’anno precedente: l’1,5% dei quasi 38 miliardi di perdite a livello nazionale. I cuochi da mesi chiedono alle istituzioni di intervenire nello sviluppo di politiche efficaci per affrontare i problemi che che stanno affliggendo il comparto dell’enogastronomia nella regione Umbria.

 

 

Ieri mattina una delegazione è stata ricevuta a Palazzo dei Priori dal sindaco di Perugia Andrea Romizi e dagli assessori comunali Gabriele Ciottoli e Clara Pastorelli. “Chiediamo il riconoscimento della professione a livello nazionale e l’istituzione di registri professionali per tutelare le professionalità coinvolte nella ristorazione - evidenzia il cuoco perugino Michele Radicchia - In una cucina devono lavorare persone effettivamente preparate e che abbiano le caratteristiche necessarie. Non solo, vogliamo che il lavoro di cuoco sia riconosciuto come usurante e che vengano avviati percorsi formativi adeguati per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Dall’amministrazione di Perugia è arrivata la disponibilità all’istituzione di un albo degli chef a livello comunale.