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Matrimoni fermi da un anno, in Umbria persi 12 milioni. Protestano a Firenze gli operatori del settore

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“Vogliamo tornare a lavorare anche noi”: a parlare è Verusca Berrettoni, referente regionale di Federmep, l’associazione che rappresenta tutti i professionisti e le aziende del settore matrimoni. In Umbria, prima del lockdown, si celebravano 2.500 matrimoni l’anno, di cui poco meno di 300 con sposi stranieri. Il che, in numeri, si traduce in 45 mila presenze e un fatturato diretto di oltre 12 milioni. Quasi totalmente azzerati dal Covid. L’intero comparto, invece, conta 1200 imprese per un fatturato che arriva ai 300 milioni l’anno.

 

“ Il governo ha indicato date di riapertura per ogni tipo di attività ma non per i matrimoni e gli eventi privati - spiega Berrettoni - Una decisione incomprensibile che rischia di bruciare anche la stagione estiva, dopo 14 mesi di inattività”. C’era anche una delegazione umbra, ieri a Firenze, davanti alla sede della giunta regionale toscana, dove si è svolta la manifestazione di protesta contro la mancata indicazione di una data per la ripartenza per le attività del comparto. Ad organizzarla, in contemporanea con altre undici capoluoghi di Regione, Unanime, la confederazione delle associazioni di categoria del settore matrimoni ed eventi.

 

Tre le richieste sul tavolo: oltre a una ripartenza immediata dei matrimoni e degli eventi, l’ampliamento del fondo a sostegno delle imprese del settore, istituito, su richiesta di Federmep, dal decreto Sostegni, e un’accelerazione nella liquidazione dei ristori. Sullo sfondo una class action per il risarcimento dei danni subiti. “Siamo professionisti responsabili, attenti ad ogni dettaglio. Compresa la sicurezza per i nostri clienti - evidenzia Verusca Berrettoni - Dopo oltre un anno di inattività chiediamo una cosa straordinaria: ricominciare a lavorare. Per questo serve subito un calendario delle riaperture, per consentirci di programmare le nostre attività”.