Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, il presidente di Confartigianato, Mauro Franceschini: "Il Recovery plan? Una sfida complessa per la Regione"

  • a
  • a
  • a

“Il Recovery plan oggi sembra un sogno rassicurante ma è con la realtà che dobbiamo e dovremo fare i conti. Il rilancio dell’Umbria e dell’Italia centrale è auspicabile e un po’ più vicino ma tutto ancora da guadagnare”. Mauro Franceschini, presidente regionale di Confartigianato, parla del Recovery plan come di una “sfida molto complessa” con la quale la classe dirigente dell’Umbria è stata chiamata a misurarsi. 
 

Presidente, come si è arrivati alle proposte umbre per il Recovery?

Va riconosciuto alla politica regionale un impegno serio nella redazione delle proposte umbre per il Recovery plan: non che non ci siano incoerenze, mancanze nei contenuti e insufficienze molto vistose in termini di concertazione, ma si legge nel documento umbro una volontà di decidere che va anche al di là della necessità di decidere. Volontà che va comunque apprezzata e auspico che si estenda presto in modo omogeneo anche alle amministrazioni comunali.

 


 

I contenuti del Recovery Plan dell’Umbria garantiscono, a suo parere, una stagione di rilancio?

Ritengo che il Recovery plan possa aprire una stagione di rilancio dell’Umbria e del centro Italia ma in primo luogo va inteso come un processo in divenire sotto molti aspetti, sia perché occorrerà vedere nei prossimi giorni quanto delle proposte dell’Umbria riuscirà a filtrare nel documento finale che il governo approverà e sottoporrà al vaglio Ue. Poi il piano andrà realizzato nel rispetto dei tempi con azioni condivise, coesione sociale e abitualità nella collaborazione tra le istituzioni locali umbre e delle regioni limitrofe.  


Quali sono le variabili che potrebbero incidere sulla riuscita del Recovery e sull’impatto che avrà sull’Umbria?

Nel Centro Italia ci sono i collegamenti nord-sud, ma mancano quelli est-pvest e questo ha perpetuato l’isolamento delle aree interne, isolamento che in gran parte del centro Italia ha finito per cronicizzarsi e legarsi con la stessa identità territoriale. Situazione di difficoltà sulla quale si è aggiunto il dramma del terremoto.

Un esempio di collegamento che manca?
Il collegamento est-ovest più ovvio e utile che manca in questa ottica è il collegamento veloce stradale e ferroviario per flussi importanti di persone e merci tra i due porti del Centro Italia Civitavecchia e Ancona. Tale collegamento essenziale di fatto oggi ancora non esiste e probabilmente non esisterà nemmeno ad opera del Recovery plan. 

 

 

E per quale motivo?

Il collegamento ferroviario, che sarebbe essenziale anche ai fini della transizione ecologica, sconta l’arretratezza della linea Roma-Ancona che è una linea in gran parte a binario singolo e speriamo venga effettivamente potenziata con il Recovery. Tuttavia manca del tutto del tratto Civitavecchia-Orte, nonostante le richieste delle categorie economiche e le raccolte di firme tra la popolazione dei territori interessati. Stesso discorso per il collegamento stradale che auspicabilmente tramite il Recovery può sperare nel completamento del tratto Monte Romano -Civitavecchia mentre è del tutto dimenticato dalla regione il rifacimento necessario del tratto umbro Spoleto-Terni. Ci risulta solo una progettazione operativa della Camera di Commercio di Terni.
Assenza di strategia?

Non lo so. Di certo, rischiamo di diventare presto noti per l’assurdità di una direttrice viaria a 4 corsie strategica per l’Italia che viene costretta alla viabilità nelle condizioni in cui versa la Spoleto -Terni in un tratto di soli 30 chilometri.