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Umbria, dirigente con falsa laurea condannata a risarcire alla Fondazione Gemelli i soldi sottratti

Francesca Marruco
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Ai titolari dei negozi umbri in cui, secondo la Procura della Repubblica di Roma, ha speso qualcosa come 300 mila euro in abiti, borse, scarpe e gioielli, diceva che erano “premi pagati in suo favore” dalla Fondazione Policlinico Gemelli, in cui lavorava come responsabile del servizio di Tesoreria. Adesso però, il giudice Angela Damiani, della seconda sezione lavoro presso il tribunale di Roma l’ha condannata, in solido con i beneficiari dei pagamenti, alla restituzione di 501.941,12 euro alla Fondazione stessa. La sentenza del giudice è arrivata nelle scorse settimane dopo che la ex consigliera comunale di Cannara, Dora Rovinati, aveva impugnato il licenziamento per giusta causa arrivato nel novembre del 2018. Esattamente un mese dopo la scoperta dei maxi-ammanchi nella Fondazione. Quando, secondo la denuncia querela presentata, in Fondazione è emersa una cifra monstre elargita in favore di società e privati che non avevano rapporti con l’ente. Ma lo avevano invece con l’allora dirigente, Rovinati, che, è emerso, era stata da loro assunta in forza di un certificato di laurea risultato posticcio.

 

Nella sentenza del giudice del lavoro sta scritto infatti che “nessuno dei destinatari delle somme ha intrattenuto alcun tipo di rapporto con la Fondazione, mentre erano tutti di conoscenza della Rovinati”. Tra le voci di spesa, come anticipato ieri, ci sono 197 mila euro in una boutique di abiti di Bastia Umbra e 147 mila in un negozio di calzature di Foligno. Ma c’era pure l’estetista e il canone d’affitto della casa. Il giudice ha condannato pure chi ha incassato i bonifici. 
“Non può affermarsi - scrive - la buona fede dei destinatari dei pagamenti, poiché gli stessi non potevano ritenere che le elevate somme percepite per l’acquisto di beni come vestiti di lusso e gioielli o la fruizione di servizi, come la locazione di un immobile, fossero il corrispettivo di prestazioni rese in favore della Fondazione. Né la buona fede può dirsi provata sulla base dell’affermazione secondo la quale gli acquisiti effettuati da Rovinati fossero premi elargiti in suo favore”. Per questo sono stati tutti condannati anche loro. 

 

 


Da parte sua, Dora Rovinati, a cui abbiamo chiesto una dichiarazione al momento enza esito, ha sostenuto che “non è stato provato che i pagamenti siano stati autorizzati o eseguiti personalmente da Rovinati, né che la stessa abbia trattenuto per sé i beni oggetto di acquisto, e che la responsabilità di qualsiasi tipo di acquisto compete al direttore amministrazione e finanza e, infine che, tutti i beni sono stati consegnati a lui”. Per questa versione nel processo penale, oltre al furto, al falso e alla sostituzione di persona,  le viene contestata pure la diffamazione.