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Umbria, ristoratore protesta: "Devo pagare 15 mila euro di tasse ma con il locale chiuso i soldi dove li trovo?"

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“Basta tasse da pagare con i locali chiusi”. Ristoratori, tassisti e titolari di palestre tornano di nuovo in strada, per protesta. Venerdì mattina si sono dati appuntamento proprio sotto le sedi di Inps e Agenzia delle Entrate del capoluogo di regione. Le partite Iva si dicono esasperate, si sentono prese in giro, non vogliono e non possono - dicono - andare avanti così. Enrico Guidi, titolare a Perugia del ristorante Il Cantinone è tra quelli che lunedì non riaprirà il suo locale. “Ho appena 18 mq di spazio esterno che con il distanziamento significa poter allestire sì e no sei tavoli per quattordici coperti al massimo quando normalmente ne coprivamo 150 - racconta - Rimettere in moto l’intera macchina senza neanche avere la possibilità di fare i doppi turni, visto il coprifuoco alle 22, significa lavorare per rimetterci e io non me lo posso permettere”.

 

 

A una situazione già di per sè complicatissima, va ad aggiungersi una fiscalità in questo momento inaccettabile. “Il 30 aprile scade il pagamento delle seconde rate di Inps e Irpef che erano state congelate a novembre, quindi relative al 2019 - spiega Guidi - Per me, ad esempio, significa oltre 15 mila euro da pagare, soldi che io non ho perché con il locale chiuso ho dovuto provvedere alle spese che sono comunque rimaste e a mantenere la famiglia. La soluzione? Non pagherò. E non perché non voglio pagare ma perché non posso”. Giobi Zangara, titolare del ristorante La Serra di Perugia, evidenzia come le cartelle delle tasse continuino ad arrivare mentre per la cassa integrazione - dice - i miei dipendenti devono aspettare mesi. “A dicembre mi sono trovato a pagare 6.650 euro di anticipo contributi a fronte di zero lavoro - racconta - mentre per un consumo effettivo di luce pari a 120 euro ho dovuto sborsare 370 euro perché nella bolletta sono ancora calcolate le varie accise che da tempo chiediamo di sospendere”. Gianni Segoloni del ristorante Il Bistrot di Perugia critica anche le riaperture di lunedì 26 aprile. “Una pagliacciata”, le definisce. “E una ingiustizia - continua - perché non tutti dispongono di spazi esterni e perché non possiamo decidere se lavorare o no in base alle previsioni del tempo”. Per Segoloni è “inaccettabile” anche il coprifuoco alle 22. “Noi stiamo da sei mesi fermi e dobbiamo continuare a pagare le tasse mentre per la cassa integrazione vengono pagate cifre irrisorie e con mesi di ritardo”.

 

 

Protestano anche i titolari di palestre  (per Luca Moscatelli riaprire dal primo giugno “è una beffa” visto che da sempre in estate il lavoro è molto ridotto) e i tassisti di Uritaxi che fanno presente come l’Umbria sia una delle poche regioni a non sfruttare i buoni taxi, benefit per gli over 75 che potrebbero dare ossigeno al settore.
E nel pomeriggio la protesta si è spostata in piazza Italia, sempre a Perugia, con gli autisti di bus. Ettore Magrini, coordinatore regionale Usb, spiega che la manifestazione è legata a un’esigenza di sicurezza nei mezzi di trasporto. “Abbiamo scritto a prefetto, dipartimento prevenzione Usl 1, Ispettorato del lavoro e Nas per denunciare la situazione ma ci è stato risposto che da informazioni territoriali di massima non risultano criticità. Eppure i bus non sono sicuri - spiega - Chiediamo una sanificazione costante dei mezzi, dispositivi di protezione adeguati, cartellonistica appropriata, delimitazione del posto guida del conducente e chiusura dell’accesso anteriore. Lunedì le scuole superiori ripartiranno al 70% con tanti problemi irrisolti. Noi siamo favorevoli alla riapertura della scuola - evidenzia Magrini - ma chiediamo da un anno che questa avvenga in sicurezza”.