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Coprifuoco, ristoratore umbro: usiamo scontrini come pass per tornare alle 23

Christian Campigli
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Persone che vogliono solo lavorare. Stanche di sussidi, di aiuti, ma anche di essere indicati come gli untori da una parte e gli evasori dall'altra. I ristoratori sono senza dubbio una delle categorie più colpite da questa pandemia. E soprattutto dalla gestione portata avanti dal governo Conte prima, dall'esecutivo dei Migliori poi. Riccardo Poggiani, proprietario dell'enoteca bistrot “L'angolo del Buon gustaio” di Castiglion del Lago, ha un'idea, che, se messa in pratica, potrebbe rappresentare una buona via di mezzo tra l'esigenza di tenere ancora alta la guardia contro il Covid e la necessità di far ripartire l'economia nazionale.

 

 

 

“La mia proposta è semplice, e si basa su una sorta di green pass rappresentato dallo scontrino fiscale. In sostanza, chiedo che i clienti possano cenare fino alle 21 e 50, pagare entro le 22 e poi avere un cuscinetto per poter tornare a casa. Mezz'ora sarebbe già una decisione importante, che cambierebbe in modo significativo il futuro per numerose imprese”. Ma non c'è il rischio che lo scontrino venga usato per restare a passeggiare sul lago, nei centri storici o sul lungomare in disprezzo delle regole? “Lo scontrino avrebbe una valenza solo di mezz'ora, necessaria per tornare al proprio alloggio. Qualsiasi altro tipo di atteggiamento sarebbe passibile di multa. Non stiamo chiedendo più tempo per tutti, ma solo per chi si reca in un ristorante, paga e può mostrare la ricevuta, nella quale verrà evidenziata l'ora nella quale si è saldato il proprio conto. Col coprifuoco alle 22, una buona parte dei clienti resterà a casa. Chi non ama andare a cena e dover controllare di continuo l'orologio, chi esce dall'ufficio dopo le 18 e teme di far tardi, chi magari non abita nello stesso paese della propria trattoria preferita. Provo assurdo dare il via libera solo chi ha un giardino o un dehor e al tempo stesso consentire le riaperture dei cinema.  Non c'è logica. A volte sembra che certe decisioni vengano prese senza tener conto di tutti gli aspetti, dimenticando che dietro un'impresa come la mia, ad esempio, ci sono sette persone, sette famiglie che vivono grazie a quel locale. Senza tralasciare che la mia proposta rappresenta una sorta di patto d'onore con lo Stato”.

 

 

 

Patto d'onore? Si spieghi meglio. “Spesso accusano la nostra categoria di evadere, di fare nero. Con questo sistema emettere fattura diventerebbe automatico, per tutti. Sarebbero i clienti ad imporlo, perché senza quel pezzo di carta rischierebbero una forte sanzione se fermati dalle forze dell'ordine. Guardi, chi decide di imbarcarsi in un'avventura come la ristorazione è perché ha voglia di un contatto umano, di vedere le persone felici, sorprese da quel vino che emana un odore così intenso o da quell'arrosto che ricorda loro la domenica dalla nonna, quando erano bambini e tutto era più bello. E più facile. I ristori e l'asporto hanno aiutato molti a non tirar giù il bandone definitivamente. Ma oggi abbiamo voglia di tornare a sporcarci, a fare sacrifici, ad essere stanchi la sera quando andiamo a dormire. Abbiamo voglia di lavorare, di dare una mano e, se possibile, di regalare un sorriso”.