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Umbria, il commissario Covid: "Pronti a fare 18 mila dosi al giorno"

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L’Umbria alla prova delle 18 mila dosi giornaliere. E’ quanto ha prospettato il Ministero della Salute in un documento che contiene una serie di scenari proposti alla Regione e di cui si parlerà in un incontro previsto per domani tra esecutivo ed enti locali. Intanto però il generale Francesco Figliuolo “richiama” le stesse regioni a rispettare i target di dosi giornaliere che sono stati loro assegnati. Ovvero 4.800 per il cuore verde. Con buona pace delle 6-7 mila raggiunte negli ultimi giorni. Che hanno portato da un lato a una poderosa accelerata nelle somministrazioni e dall’altra il pericolo di “restare senza scorte”.

 

Con l’ovvia conseguenza che, in assenza di consegna delle dosi aggiuntive chieste dalla Regione e dal commissario Covid19, Massimo D’Angelo, si dovrà rallentare. Il pericolo più concreto, come già accaduto la scorsa settimana lo corrono i caregiver under 60 prenotati per venerdì e sabato. Si tratta di circa 2.600 persone a cui - dopo le ultime disposizioni circa la somministrazione di Astrazeneca solo agli over 60 - andrebbe Pfizer. Ma Pfizer deve essere inoculato a troppe altre persone - super fragili in primis - e, se a fronte di una nuova disposizione sulla destinazione dei vaccini non c’è una conseguente rimodulazione delle forniture si rischia di dover “rimandare” l’iniezione di molte persone. 
Il commissario Covid, Massimo D’Angelo spiega che sono in corso numerose interlocuzioni per evitare questo scenario. Ma, al momento non ci sono rassicurazioni di sorta. Delle 8 mila dosi richieste, 5 mila sarebbero servite per il vaccine-day che, nei piani della task force vaccinale, doveva servire per vaccinare i rimanenti over 80. Le altre sarebbero andate ai caregiver. Per cui, giova ricordarlo, le prenotazioni sono ancora bloccate, data la impossibilità di prenotare altri appuntamenti in assenza di certezze su ulteriori consegne. Le circa 43 mila Pfizer in arrivo da qui alla fine del mese sono infatti già tutte “destinate”. Resterebbero in “surplus” al momento circa 2.500 dosi di Moderna, che dopo la distribuzione ai medici di medicina generale per i non autosufficienti over 80. C’è poi il nodo Johnson & Johnson che dopo lo sblocco dovrebbero arrivare. Ma si tratta di sole 2.500 dosi. 
Intanto, a causa del rallentamento imposto dalla mancanza di vaccini, anche il protocollo coi farmacisti è in ritardo. Il presidente di Federfarma, Augusto Luciani, dice : “Noi siamo pronti, ma se non ci sono le dosi di che parliamo?”.

 


Di piani. E per questi il commissario Covid, D’Angelo, ha pochi dubbi: “Non so quando sarà attuabile il nuovo scenario perché serve la certezza delle consegne dei vaccini, ma noi siamo pronti a fare 18 mila dosi al giorno, come ci ha prospettato il governo”. Che alle regioni ha inviato scenari da 6, 9 o 18 mila dosi al giorno e a chiesto loro quale sarebbero in grado di sostenere. Come si potrebbe arrivare in Umbria a 18 mila dosi giornaliere? Con gli attuali 28 punti vaccinali (20 territoriali e otto ospedalieri) e i medici di base l’Umbria è in grado di vaccinare 9000 persone al giorno. Per raddoppiare e arrivare a 18 mila, spiega D’Angelo, si coinvolgono altri pezzi del sistema socio sanitario e di assistenza. Tra questi ci sono i farmacisti, che da soli potrebbero somministrare otto mila dosi ogni 24 ore, fa sapere il presidente Luciani. Poi ci sono gli odontoiatri e i biologi, che hanno sottoscritto un accordo nazionale per vaccinare. L’Umbria ha anche un’intesa con l’Esercito italiano per un team vaccinale itinerante e potrebbe allargare la collaborazione creando un hub vaccinale. Gli stessi medici di base potrebbero aumentare le inoculazioni giornaliere occupando nuovi punti vaccinazioni, a partire da quello di Ponte San Giovanni, al cva.