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Terni: scomparsa Barbara Corvi, il procuratore Liguori: "Stiamo verificando le affermazioni del marito"

Antonio Mosca
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Il tempo stringe per trovare la verità sulla scomparsa di Barbara Corvi, scomparsa dal 27 ottobre 2009 da Montecampano, frazione di Amelia, in provincia di Terni. All’indomani dell’interrogatorio in carcere di Roberto Lo Giudice, arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver ucciso e fatto sparire la moglie, il procuratore Alberto Liguori sta definendo gli ultimi dettagli dell’impianto accusatorio che martedì 20 aprile 2021 dovrà portare di fronte al Tribunale del Riesame. “In pochi giorni dobbiamo tirare le conclusioni di un caso che va avanti da quasi 12 anni. E come pubblico ministero - osserva Liguori - le mie argomentazioni non vertono sui massimi sistemi, ma su circostanze di fatto”.

Roberto Lo Giudice, freddo e impassibile, ha ribadito punto per punto la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati.

“L’indagato - prosegue il procuratore - ci ha fornito delle risposte su cui è ora in corso l’attività di riscontro. Siamo ancora in una fase embrionale, ma abbiamo predisposto una griglia istruttoria per presentare al giudice del Riesame quanto è emerso finora in base alle risultanze investigative, alle affermazioni dell’indagato e alle successive verifiche. L’onere della prova, come è noto, spetta alla pubblica accusa. Che, nel nostro sistema giudiziario, non ha come obiettivo prioritario la condanna dell’indagato, ma l’accertamento della verità processuale nell’interesse della giustizia e dello Stato. E’ questo l’approccio con cui la pubblica accusa si muove nella fase delle indagini preliminari e in quella successiva ed eventuale del processo”.

Il procuratore capo, che ha impresso una svolta decisiva alle indagini sul giallo della donna amerina, ricorda che siamo di fronte a un’inchiesta indiziaria visto che, a distanza di quasi 12 anni, il corpo di Barbara Corvi non è stato mai ritrovato e nessuno ha confessato l’omicidio. “Il nostro ordinamento - riprende il dottor Liguori - prevede però che l’esistenza di un fatto possa essere desunta anche da indizi che siano gravi, precisi e concordanti. E in questo senso stiamo operando”.
Martedì 20 l’udienza di fronte al Riesame sarà un test importante per l’accusa, ma anche per la difesa che ha chiesto un’attenuazione della misura cautelare per Roberto Lo Giudice.
Quest’ultimo, dopo l’iniziale periodo di quarantena dovuto all’emergenza Covid, ora divide la sua cella a Sabbione con un altro detenuto. In questi giorni è sempre apparso sicuro di sè e non ha avanzato richieste particolari. E anche durante l’interrogatorio, che si è protratto sino alle 21 e 15 di giovedì, non ha tradito la minima emozione. 
L’indagato si è collegato da remoto al pc alla presenza dei suoi avvocati e del personale di polizia penitenziaria in un ufficio appositamente attrezzato dell’istituto di pena di via delle Campore.
Oltre a Roberto è indagato a piede libero anche il fratello Maurizio Lo Giudice che di recente ha manifestato al giornalista Klaus Davi la volontà di ritrattare le accuse che fece a suo tempo a membri della sua famiglia in relazione all’omicidio di Bruno Nucera e Raffaele Tavella e alla sparizione di Angela Costantino.