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Sfratti, a Perugia 1.013 le procedure avviate. Ventotto i pignoramenti

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Il blocco degli sfratti tiene sospese, per la provincia di Perugia, 1.013 procedure, di cui 53 notificate da gennaio a oggi. In questi quattro mesi sono aumentate del 37% anche le richieste di pignoramento che diventano 28. A fornire i numeri è Cristina Piastrelli, segretario del Sunia di Perugia (che nel sindacato degli inquilini della Cgil riveste anche un ruolo nazionale) la quale, con incredibile impegno, segue una situazione che definisce “drammatica”. Sunia, Sicet e Uniat (i sindacati inquilini di Cisl e Uil) si stanno attivando per chiedere un incontro urgente al prefetto, Armando Gradone, al fine di regolamentarne l’esecuzione. “Noi auspichiamo che in quella sede intervengano anche le associazioni dei proprietari”, evidenzia Piastrelli.

 

 

Proprietari che, a loro volta, vivono una condizione in molti casi altrettanto complicata dovendo pagare le tasse e le spese di un appartamento di proprietà occupato da inquilini che non pagano l’affitto. Non sempre per le difficoltà connesse all’emergenza sanitaria. “Mai come in questo caso è sbagliato generalizzare - evidenzia Enzo Tonzani, presidente provinciale Asppi, l’associazione dei piccoli proprietari - il blocco degli sfratti tutela gli inquilini morosi senza distinguere chi è moroso incolpevole e chi, invece, approfitta della situazione per non pagare. Ci sono proprietari che sono riusciti a comprarsi casa con mille sacrifici, a volte investendo la buonuscita della pensione nella convinzione che avrebbero potuto così contare su una piccola rendita. Invece, quello che in un momento di crisi poteva essere un sostentamento si sta rivelando per molti un accollo perché ci sono le spese di gestione da sostenere”. Tonzani fa presente che molte procedure di sfratto sono addirittura antecedenti al Covid.

 

 

Emblematico il caso di un professionista in pensione che da due anni non riceve il canone dal suo inquilino. Parla di categoria in ginocchio Giuseppe Macchione, presidente dell’Unione piccoli proprietari immobiliari (Uppi) dell’Umbria che evidenzia anche un altro problema, quello dei tanti appartamenti che in questo momento restano vuoti. “Sono circa tremila a Perugia - spiega -. Tanti studenti universitari, a causa dell’emergenza sanitaria, sono rientrati nelle loro città di origine. Non ci sono più stranieri, alcuni hanno voluto mantenere comunque un punto di appoggio pagando cifre irrisorie. E per i proprietari, spesso anziani che potevano così arrotondare una misera pensione, viene meno un aiuto importante, a volte fondamentale”. Per queste persone, ovviamente, i ristori non ci sono.