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Protesta dei ristoratori: “Organizziamo un pranzo davanti alla casa di Draghi in Umbria”

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“Presidente Draghi ci ascolti. Ci faccia riaprire le nostre attività. O porteremo i nostri tavoli davanti alla sua villa a Città della Pieve”. L’ultima provocazione pacifica dei ristoratori dell'Umbria ha il sapore d’altri tempi e porta la firma di Simone Ciccotti, chef dell’Antica Trattoria San Lorenzo a due passi da corso Vannucci a Perugia.

 

“Le faremo assaggiare i nostri piatti con le eccellenze della nostra terra. La inviteremo a provare il frutto del nostro lavoro e quello dei nostri amici produttori: presidente, dobbiamo ripartire. Ci permetta di ritornare a vivere del nostro lavoro o sarà troppo tardi”. Sta tutto qui l’appello che il ristoratore umbro vorrebbe rivolgere all’ex governatore della Bce che nei fine settimana si ritira nella sua villa tra le colline umbre e toscane per staccare, forse, dalle fatiche romane. Nasce dal passaparola l’idea che sta girando negli ultimi giorni tra alcuni ristoratori e produttori umbri stremati da mesi di chiusure, indennizzi mai visti, o quasi, e tasse da pagare senza aver avuto incassi. Sfiniti da decisioni comunicate all’ultimo minuto, progetti da reinventarsi e la chimera di riaprire. Prima o poi. Una protesta pacifica e simbolica, insomma. Una protesta fatta ad arte con gli strumenti del mestiere, si direbbe, che sta trovando consensi proprio nei giorni in cui il Governo dovrebbe decidere un cronoprogramma per le riaperture.

 

Oggi il premier dopo il confronto con le Regioni e la cabina di regia dovrebbe comunicare le sue intenzioni per il futuro. Ma quello che attendono i ristoratori è una data, un giorno da segnare sul calendario per ripartire. Al momento al fianco di Simone Ciccotti c’è il sostegno incondizionato dell’amica Lina Angelucci, cuoco del Balestruccio e dello spoletino Alberto Massarini del Pentagramma. Ci sono produttori agricoli storici come l’azienda Angelucci e l’amico Giuliano Martinelli dell’azienda Giuliano Tartufi. E’ con loro anche Marco Caprai, produttore di quel Sagrantino che dalla storia dell’Umbria trae origine e vocazione. Proprio quest’ultimo spiega perchè condividere una iniziativa di questo tipo: “Siamo tutti sulla stessa barca: ci hanno fatto saltare il Natale, ora la Pasqua che per l’Umbria è uno dei momenti più importanti che ti permette anche di pagare qualche fornitore. I nostri settori non possono continuare a pagare il prezzo più alto: se andiamo avanti così, se non si apre, muoriamo tutti”. Nel passaparola il messaggio è proprio questo: bene la vaccinazione, bene le norme anti Covid ma ora basta. L’economia deve ricominciare a partire o altrimenti si ferma il Paese: “Noi siamo produttori - spiega Petronilla Angelucci - ma se ripartiamo noi riparte tutta l’Umbria. E poi questo è un messaggio a livello nazionale, come noi c’è tutto il resto del paese”. Una iniziativa che, ci tengono a sottolineare, non vuole essere associata a colori politici e corporazioni, ma vuole essere un modo diverso per sensibilizzare le istituzioni, una provocazione, se andasse in porto, senza eccessi e con toni pacati. “Ogni giorno che passa siamo più stanchi ma sono fermamente convinto che non dobbiamo mollare. In questi mesi abbiamo provato l’importanza della resilienza ma fondamentale resta lo spirito di squadra: collaborare con gli altri andando oltre il proprio ruolo per superare questo momento di crisi. L’Umbria è una regione piccola ma ha tanto da dire: deve essere la prima a ripartire”, si augura Ciccotti mentre prepara un primo piatto dedicato al premier.