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Umbria, scandalo rifiuti: 11 a processo e 5 prosciolti. Gesenu e Tsa patteggiano a 260 mila euro di sanzioni

Francesca Marruco
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La parte di storia già scritta era quella relativa ai 22 capi di imputazione dichiarati prescritti rispetto ai 58 iniziali. Del resto sono passati cinque anni tra esecuzione delle misure cautelari e maxi sequestri e decreto di rinvio a giudizio,arrivato ieri. Lo aveva sottolineato anche il Procuratore, Raffaele Cantone, in requisitoria: “Tutti sappiamo come finirà purtroppo” aveva detto in merito alle contestazioni che sarebbero cadute. Ma quello che non era per nulla scontato, è stata la decisione del gup, Natalia Giubilei che, fatta eccezione per i due tecnici di Arpa - Saltalamacchia Giovanna e Cinti Francesco, per il tecnico di laboratorio, Pani Giosanna, per Gianluca Perni e per il trasportatore Andrea Valentini, manda tutti i protagonisti dell’inchiesta “Spazzatura d’oro connection” a processo. E otto di loro dovranno pure rispondere dell’accusa più pesante: quella di aver messo su un’associazione per delinquere dedita al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti. Accusa caduta per i fratelli Ferdinando e Furio Baldini e per il tecnico di laboratorio, Giosanna Pani.

 

A processo, insieme all’allora direttore generale, definito “il dominus” nelle carte dell’inchiesta, Giuseppe Sassaroli, vanno, tra gli altri, i dirigenti, Luiciano Sisani, Luca Rotondi, Roberto Damiano, Silvio Marano, Giuliano Cecili. A giudizio pure i fratelli Baldini, l’ex funzionario della Provincia, Boris Vujovic e Sandro Posati Le società Gesenu e Tsa hanno invece patteggiato rispettivamente sanzioni da 140 e 120 mila euro e per entrambe il gup, Natalia Giubilei, ha emesso la sanzione interdittiva del divieto di pubblicizzare beni e servizi per otto mesi. Il giudice ha inoltre disposto la confisca di 366 mila euro per Gesenu e 200 mila per Tsa. Nella requisitoria il Procuratore Raffaele Cantonte, che ha raccolto le redini dell’inchiesta portata avanti dal sostituto Valentina Manuali della Dda di Perugia, aveva parlato di “gestione criminale” e “metodi da ecomafie”. I fatti contestati fanno riferimento al periodo dal 2008 fino all'ottobre 2015 e le accuse riguardano illeciti di varia natura nel trattamento di rifiuti speciali e non a Ponte Rio, Pietramelina, Borgogiglione. Coinvolto anche l'impianto dei fratelli Baldini e i siti utilizzati direttamente o indirettamente da Gesenu.

 

Lo spaccato “è gravissimo”, aveva spiegato Cantone. “Una società braccio operativo degli enti pubblici avrebbe dovuto comportarsi in modo completamente diverso. Invece sono emersi reati ambientali gravissimi, casi di inquinamento riferibili più alle attività delle ecomafie che delle società pubbliche. Società che avrebbero dovuto occuparsi del bene dei cittadini e non del profitto”. Nella maxi - udienza preliminare si sono costituti come parte civile in 32, tra comuni, comitati e associazioni. Tutti in fila per chiedere i danni alle società. Il processo di primo grado, dinanzi al secondo collegio penale, inizierà il 13 luglio prossimo. Indagati e società erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati David Brunelli, Chiara Peparello, Nicola Di Mario, Francesco Falcinelli, Giancarlo Viti, Gabriele Caforio, Giuseppe Caforio, Franco Libori.