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Umbria, i ristoratori di Fipe: "Siamo al collasso, ci hanno abbandonato tutti"

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Fra. Mar.
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“Ci hanno abbandonato tutti ormai, siamo allo stremo. Come può una nazione come l’Italia essersi dimenticata di noi? Oggi c’è la disperazione, io sento tanti miei colleghi che rischiano anche di fare gesti insensati”. A parlare, con la voce rotta da un misto di rabbia e preoccupazione è Tommaso Barbanera, di Fipe Umbria e Confcommercio Spoleto. Anche lui ieri mattina era in piazza Italia, dove Fipe ha manifestato con una piccola delegazione in concomitanza con l’assemblea nazionale a Roma. 

 


A rischio, è stato ribadito dagli imprenditori Fipe, ci sono almeno 1.500 imprese in Umbria, e migliaia di lavoratori. Così non si può andare avanti. Le risposte devono arrivare ora, e mettere in condizione le imprese di ripartire presto e con il piede giusto. Gli imprenditori Fipe Confcommercio vogliano una data per ripartire e un piano per farlo in sicurezza. Siccome hanno dato fondo a tutte le loro risorse per cercare di sopravvivere in questo durissimo ultimo anno, si aspettano dalla politica un aiuto vero e concreto anche dal punto di vista finanziario e uno stop alla tassazione che continua a correre, anche con le aziende chiuse. “Siamo allo stremo, noi e le nostre famiglie - aggiunge Barbanera -. La maggior parte delle attività di ristorazione sono a conduzione familiare, quindi ci sono famiglie intere che da un anno hanno grossi problemi ad andare avanti. Quindi chiediamo di poter riaprire e lavorare per la nostra dignità e di quelli che collaborano con noi. Vogliamo solo riaprire e lavorare, anche perché non possiamo più fare altrimenti. Siamo al collasso. Immaginate famiglie che da mesi non hanno un reddito. Come pensate possano andare avanti?”. In tarda mattinata una loro delegazione è stata ricevuta a Palazzo Cesaroni.

 

“Ciò che abbiano ottenuto finora – commenta il presidente di Fipe Umbria Romano Cardinali – è del tutto inadeguato e insufficiente. Non possiamo arrenderci a chiudere per sempre aziende alle quali abbiamo dedicato, assieme alle nostre famiglie, una vita di lavoro”. In una lettera inviata alla Regione, Fipe - per non perdere il 40% delle aziende -chiede di programmare da subito la richiesta di una riapertura delle attività sia a pranzo che a cena, non oltre il 24 aprile, con prenotazione obbligatoria per garantire la massima sicurezza. Le imprese non possono riaprire dall’oggi al domani: hanno bisogna di programmare per tempo la loro attività, finanziamenti a tasso agevolato, lo stop alle sagre e l’inserimento nel piano vaccinale. Fipe chiede pertanto l’esenzione totale dal pagamento di Tari e Imu per il 2020 e per i primi tre mesi del 2021, e una rimodulazione di tributi e tasse locali sulla base delle condizioni in cui si troveranno ad operare le imprese, fino alla fine del periodo di crisi.