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Umbria, da maggio il via alla vaccinazione nelle farmacie. Hanno già aderito in 120

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“In Umbria cominceremo a vaccinare in 120 farmacie dalla prima settimana di maggio. Questo vuol dire che, se ci verrà consegnata una sola fiala da 10 dosi al giorno, potremmo fare 1.200 somministrazioni quotidiane”. Ad annunciarlo è Augusto Luciani, presidente di Federfarma Umbria dopo l’incontro con lo staff tecnico della Regione guidato dal commissario Massimo D’Angelo. “Ancora l’accordo non è stato perfezionato - precisa - dobbiamo rivederci ma contiamo che l’atto vada in giunta la prossima settimana”. Intanto sono stati messi dei punti fermi: oltre a un periodo di riferimento per dare il via alla campagna, è stato anche stabilito che le farmacie provvederanno a inoculare dosi di Astrazeneca e Johnson&Johnson. “Quest’ultimo sarebbe preferibile perché non richiede il richiamo ed è più facile da conservare ma bisognerà vedere le disponibilità” precisa Luciani.

Fissato anche il target di riferimento: “La fascia di popolazione da coprire sarà quella dei caregiver sopra i 60 anni e dei conviventi dei fragili - fa sapere il presidente di Federfarma - Saremo sempre noi a gestire l’agenda e daremo massima disponibilità di orari, sempre in base alle dosi a disposizione”. Gli aspetti economici sono, invece, ancora da mettere a punto, comunque l’accordo nazionale fissa a 6 euro il costo della somministrazione.

“L’obbiettivo - sottolinea Luciani - è arrivare alla vaccinazione totale in breve tempo. Il nostro apporto sarà utile a velocizzare la campagna in questo mese in cui si prevede un cambio di passo, con l’arrivo, finalmente, di più vaccini. I medici di famiglia, solo domenica, sono stati in grado di vaccinare 7.500 persone, in due giorni ne hanno immunizzate 15 mila”. Delle 230 farmacie private, a dare la disponibilità a vaccinare sono state finora 120, circa il 60%. E molte si stanno già organizzando creando spazi appositi. Chi ha preferito non aderire alla campagna lo ha fatto per motivi per lo più di spazi, infatti le piccole farmacie non consentono la creazione di un hub vaccinale che richiede, secondo le norme, tre aree, una per l’anamnesi, una per l’inoculazione e l’altra di attesa.