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Covid Umbria, istruttore fa lo sciopero della fame: "Servono ristori per le palestre che restano chiuse"

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Si chiama Vittorio Di Claudio, vive a Perugia, ha 49 anni e da 30 si occupa di fitness, benessere e sport. Da cinque giorni ha iniziato lo sciopero della fame per protestare, dice, contro lo Stato che dimentica le palestre e lascia senza sostegni una categoria che ormai da un anno non lavora più. “Vado avanti con acqua e venti grammi al massimo di proteine solubili a pranzo e venti a cena - racconta - Ormai è così dal 7 aprile e continuerò a oltranza, fino a quando non verrà posta la giusta attenzione sul nostro settore, parlo di palestre, scuole di danza, associazioni sportive: siamo rimasti soli, abbandonati da tutti”.

 

 

Le palestre sono ormai ferme da mesi. “Erano state chiuse a inizio emergenza - ricorda Di Claudio - poi sono state riaperte il 25 maggio e nel frattempo sono stati imposti gli interventi di adeguamento ai protocolli di sicurezza. Abbiamo fatto delle spese, chiaramente. In più non si potevano utilizzare gli spogliatoi. Siamo stati additati come gli untori, chiaro che la gente non si fidava, in pochissimi avevano ripreso a frequentare. Poco dopo le palestre sono state di nuovo chiuse. Le conseguenze sono scontate: incassi zero ma affitti e bollette da pagare ogni mese a fronte di ristori praticamente inesistenti. Noi abbiamo un’attività da preservare ma anche una famiglia da mantenere, non rendersene conto è quasi impossibile. Paradossalmente i nostri collaboratori stanno un po’ meglio perché gli vengono assicurati 800 euro al mese. Non è un caso che qualcuno tra noi abbia mollato per andare a lavorare nei campi”.

 

 

Palestre da riaprire subito, dunque? “No, non credo sia questa la soluzione - spiega il personal trainer perugino - C’è ancora molta paura tra la gente e credo che in pochi tornerebbero a frequentare. Ma abbiamo bisogno di aiuti per andare avanti e poi per ripartire. Abbiamo bisogno di attenzione, di confronto”. Vittorio Di Claudio sogna di poter parlare con Valentina Vezzali, sottosegretario con delega allo sport: “Vorrei chiederle - dice - che fine ha fatto da quando è stata nominata dal premier Draghi. Lei, ex schermitrice, più di tutti dovrebbe capire cosa rappresenti lo sport e cosa significhi tenere chiuse le palestre. La palestra non è un momento ludico, è esattamente il contrario. Io lo so bene perché mi occupo, tra le tante cose, di terza età, portatori di handicap, malati oncologici”.