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I piani della banda dei finti carabinieri: "Rubiamo un'ambulanza, con quella chi di ferma? "

Francesca Marruco
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La banda dei finti carabinieri, la consorteria criminale di etnia sinti che ha terrorizzato fin troppi automobilisti sulla Perugia Bettolle, pianificava pure di rubare un’ambulanza. Per muoversi senza dare nell’occhio. Con i lampeggianti. “In ambulanza puoi girare tranquillamente”, diceva un arrestato. “Non ti rompe nessuno, accendi pure il lampeggiante” rispondeva l’altro. “Certo, prendi quelli portabilii, li accendi sopra, vai prendi i camici quelli bianchi, li volevo prende in un salone, li ho visti, li vendevano”. Il sostituto procuratore della Repubblica di Siena, Siro De Flammineis, li ha definiti “spregiudicati”, tanto da denominare l’indagine come “Ostentazione”. “La loro spregiudicatezza - scrive nel decreto di fermo - emerge dalle loro conversazioni. In una di queste si vantano di aver forzato l’ennesimo posto di blocco”. Negli atti sta scritto che lo fanno in almeno tre occasioni. Uno di loro diceva: “Mamma mia quell’altro giorno ho fatto un inseguimento grosso, c’ho la Golf 150 cavalli, sulla curva gli pigliavo tre secondi, l’ho persi”. 

 


Non solo: in barba alle restrizioni Covid, quando un colpo andava bene si festeggiava con tanto di rinfreschi, dove si sfoggiava la refurtiva. Una di loro si faceva chiamare Rosy Abate, come la protagonista della serie sulla mafia. La banda del terrore è ritenuta responsabile della tentata rapina avvenuta il 10 gennaio scorso sulla Perugia-Siena, all’uscita di Asciano dopo aver portato via l’Audi A3 alla concessionaria di Montevarchi in cui il titolare è stato scaraventato fuori dall’auto e una dipendente ha rischiato anche di essere investita. E, pur se non contestata, gli inquirenti ipotizzano che siano sempre loro gli autori della rapina di Civitanova Marche l’11 gennaio in cui falsi carabinieri armati hanno minacciato un automobilista che gli ha consegnato il suo Rolex Daytona. In quell’occasione hanno pure sparato. 

 

 


“Andiamo a fare un po’ di fiamme e fuoco”, dicevano prima dei colpi. E ancora: “L’hai presso il ferro? ma quello grosso”. Secondo la Procura di Siena - le indagini sono state condotte dalla compagnia senese guidata dal maggiore Alberto Pinto - “la spregiudicatezza dei criminali si evince anche da altre conversazioni”. Quelle in cui, riferendosi a un clan rivale, dicono “Con calma, con calma gli diamo fuoco”. Mentre i carabinieri cercando ancora due dei destinatari del decreto di fermo, al momento latitanti, ieri il gip di Perugia, Angela Avila, ha rimesso in libertà Giuseppe Hudorovich, mentre ha disposto la misura del carcere per il fratello, Tony. Domani invece sarà la volta della convalida dell’arresto di Fabio Hudorovich che venerdì, insieme al suo avvocato, Delfo Berretti, si era costituito alla caserma dei carabinieri di Assisi. I militari del tenente colonnello, Marco Vetrulli gli stavano col fiato sul collo. Aveva le ore contate.