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Covid Umbria, i centri commerciali restano chiusi nel fine settimana. I negozianti: "E' un'ingiustizia"

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L’Umbria lentamente riapre ma i negozi che si trovano all’interno dei centri commerciali restano chiusi nel fine settimana. A prevederlo, almeno fino al 30 aprile, è il decreto Draghi che conferma l’eccezione solo per le attività essenziali come alimentari, edicole e farmacie. E così se la nuova ordinanza della presidente Donatella Tesei dà il via libera, per il sabato, ai negozi di vicinato e alle medie e grandi strutture, nulla può per le attività nei centri commerciali che nel week end restano con le serrande abbassate. Con il paradosso di potersi trovare di fronte a due imprese identiche, a poche centinaia di metri l’una dall’altra: una aperta perché fuori dal centro commerciale, l’altra chiusa perché dentro. Parla di “concorrenza sleale” Antonio Bartoccini, presidente del Consorzio Quasar Village a Corciano e del Consorzio Piazza Umbra a Trevi.

 

 

“Da metà novembre le nostre attività all’interno dei centri commerciali nel fine settimana sono chiuse con evidenti perdite - evidenzia - non abbiamo mai ricevuto ristori, chiediamo almeno di stare aperti e lavorare”. Tiziana Zetti, direttrice del centro commerciale Quasar di Corciano, si dice “rassegnata”. “Ormai ci siamo adeguati a una situazione che non riusciamo a comprendere ma che accettiamo trovando la forza di andare avanti nella maniera migliore - spiega -. Polemizzare non serve ma certo che questo è un po’ un accanimento verso di noi visto che le grandi superfici possono invece restare aperte. La nostra speranza è di riprendere al più presto e siccome vogliamo farlo nel migliore dei modi stiamo già lavorando sulle future iniziative e opportunità da offrire ai clienti. Di certo queste chiusure del fine settimane ci costano parecchio, una perdita che stimiamo tra il 40 e il 50%”.

 

 

Roberto Lo Duca, direttore del centro commerciale di Collestrada, spiega che le restrizioni previste a suo tempo dal Dpcm Conte e poi confermate dall’ultimo decreto Draghi sono quanto meno “penalizzanti”. “E a soffrirne di più - evidenzia - sono le attività legate alla ristorazione. L’asporto, nel nostro caso, è complicato, il pranzo o la cena al centro commerciale era un momento di ritrovo, di convivialità importante”. Lo Duca, peraltro, ribadisce come nei centri commerciali l’attenzione per il rispetto dei protocolli di sicurezza sia quasi maniacale. “Nel nostro caso, oltre alla vigilanza privata, abbiamo anche un sistema di Alert che ci avvisa quando siamo in prossimità di raggiungere il massimo della capienza - spiega - per cui a quel punto contingentiamo gli ingressi. Ogni singolo negozi espone un cartello con la capienza massima che si può raggiungere, la sanificazione delle mani è ormai un’abitudine per tutti, così come la mascherina e il distanziamento”. Eppure nel fine settimana i centri commerciali continuano a restare chiusi.