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Pd Umbria, l'ex assessore Cernicchi boccia il congresso: "Così il partito perde una buona opportunità per ripartire"

Alessandro Antonini
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“Questo congresso è una sconfitta per tutti”. Con il rischio di un “allontanamento” dal Pd di iscritti e militanti. Ne è convinto Andrea Cernicchi, ex assessore del Comune di Perugia sotto Locchi e Boccali e ancora punto di riferimento per un’intera area dem del capoluogo. 
Cernicchi, il Pd va a congresso dopo due anni di commissariamento. Non era ora?
La conclusione del difficoltoso periodo che ha vissuto il Pd dell’Umbria, non può che essere un serio momento di confronto e riflessione. Sinceramente avrei auspicato una soluzione più “ariosa”. Le dichiarazioni fatte da tutti, ma proprio tutti i dirigenti attuali vanno nel senso dell’apertura, della condivisione, del cambiamento. Affermare tutto ciò realizzando un congresso in piena pandemia, con i pochi iscritti fatti nel 2019, senza potersi incontrare, senza poter aprire le “porte di casa” per far entrare gente nuova, determinando al contrario le condizioni per l’ulteriore allontanamento di una parte di coloro che sono rimasti, non mi sembra la scelta migliore. Se il problema è la lunghezza del periodo di commissariamento, come sostenuto da alcuni, aspettare 28 mesi piuttosto che 24 non sarebbe stato un problema. Avremmo avuto in cambio una ripartenza senz’altro più amplia, inclusiva e serena.

 


 

Il Pd di Perugia che esprime il candidato unico Bori ha chiesto di non votare ora. Perché questo cortocircuito? 
Perugia è realtà complessa, articolata, sicuramente ricca e variegata, dalla grande tradizione partecipativa e politica. Le eccessive forzature non sono mai piaciute. In più, come noto, i perugini hanno uno spirito autonomo, coriaceo, libertario. Anche quando il Partito aveva maggiore presa sulla società cittadina, non sarebbe stato immaginabile arrivare a soluzioni che non richiedessero una dialettica seria, anche se talune volte faticosa. Si figuri vicende percepite come vagamente imposte. In più la città inizia ed essere politicamente in fermento. Le elezioni amministrative si avvicinano e il cuore della gente di centro sinistra torna a scaldarsi. Buona cosa questa, essendo la passione partecipativa misura della “salute democratica” di una comunità. 
Dopo le convocazioni il voto è stato sospeso in attesa di un parere del prefetto. Giusto secondo lei?
Doveroso direi. Sia per garantire coloro che decideranno di aprire i circoli per far votare, sia per tutelare la salute di quelli che decideranno di andare. 
Crede che le consultazioni sulle date fatte da Rossi siano indicative rispetto al peso degli iscritti?
Non saprei dire. Rossi è persona seria e capace che da cittadino acquisito del paese di Lari, bellissimo borgo toscano in Provincia di Pisa, conosco, anche se non personalmente, da quando era sindaco di Pontedera. Prendo atto del ruolo determinante che la zona del ternano ha avuto nella decisione. Mi sarei aspettato comunque uno sforzo più consistente per trovare una sintesi maggiormente politica e meno ragionieristica. Si vede che quella strada non è stata considerata adeguata alla fase attuale. 

 


 

Che significa politicamente fare un congresso con candidato unico e assemblea senza minoranze interne, con il voto degli iscritti di tre anni fa?
Significa perdere una buona opportunità per ripartire. Un maggiore sforzo teso a limitare alcune urgenze di una parte dell’attuale classe dirigente, sicuramente centrale nella costruzione del Pd che sarà, avrebbe permesso più partecipazione, condivisione e apertura verso la società. Invece si continua a fare scelte che possono apparire orientate ad escludere ora, per ripartire poi, quasi che l’atto dell’allontanare taluni fosse un bagno rigeneratore, attitudine che in una certa fase della vita del Pd, quella del renzismo spinto, ha prevalso. La storia però insegna che quando si inizia ad escludere con insistenza, si rischia inevitabilmente l’eccessiva solitudine. I nuovi organismi del Pd dell’Umbria saranno espressione solo di una parte degli iscritti. L’altra parte, probabilmente minoritaria, non ci sarà. A me appare una perdita da vivere come una sconfitta per tutti, certamente non come una vicenda della quale poter essere soddisfatti.