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Presa la banda dei finti carabinieri: tre risiedono nella zona di Assisi

Francesca Marruco
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Presa la banda dei finti carabinieri aveva seminato il panico tra dicembre e gennaio lungo il raccordo Perugia- Bettolle. A dargli la caccia c’erano tre Procure: Perugia, Arezzo e Siena e un plotone di carabinieri e poliziotti. A mettergli le manette ai polsi, con un decreto di fermo, sono stati i carabinieri della compagnia di Siena - insieme ai colleghi della provincia di Perugia - su disposizione della Procura: cinque di loro ieri erano stati già fermati. I destinatari in totale sono otto.

 

Di questi tre risiedono nell’assisano. Due sono stati portati in carcere a Capanne dove stamattina si collegheranno da remoto per l’udienza di convalida del fermo che verrà effettuata dinanzi al gip di Perugia, Angela Avila. Un terzo fino a ieri sera era irreperibile. Si tratta di tre uomini, due fratelli e un cugino. Fanno parte di una famiglia di etnia sinti residente nell’assisano. La stessa di cui fanno parte altri due uomini che un paio di anni fa erano stati indagati per le rapine con il taser. Anche in quel caso avvenivano tra Perugia e la vicina Toscana. L’inchiesta senese coordinata dal Procuratore Salvatore Vitello e dal sostituto procuratore, Siro De Flammineis, ha avuto origine dall’analisi di una ventina di furti in abitazione messi a segno la scorsa estate nella provincia di Siena. I militari iniziano a indagare e scoprono che c’è molto altro. E, molti altri coinvolti. Oltre agli 8 fermi ci sono infatti altri 12 indagati, la metà dei quali residenti nel perugino.

 

Gli inquirenti scoprono che sono loro ad aver rubato l’Audi A3 in una concessionaria di Montevarchi lo scorso gennaio. La stessa poi utilizzata per la tentata rapina in cui si sono finti falsi carabinieri. La vettura era stata portata via dalla concessionaria dopo aver chiesto un giro di prova al negoziante. Era salito con loro, poi era stato buttato fuori dall’abitacolo in malo modo. Quell’automobile per i carabinieri è la stessa che venne usata per tentare l’assalto a una coppia di medici. Quella in cui il conducente capì che qualcosa non andava e scappò. I colpi umbri al momento non vengono formalmente contestati, ma negli inquirenti c’è molto più di un forte sospetto anche per gli alti colpi. La banda è anche responsabile di un assalto al bancomat a Corciano il 17 febbraio scorso e uno tentato a Gubbio a marzo.