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Covid in Umbria, tasso di occupazione delle terapie intensive scende al 32%

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Ale. Ant.
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Con 42 pazienti contagiati nelle terapie intensive umbre (-6 nell’ultimo giorno) l’Umbria arriva a quota 32% di occupazione rispetto al totale dei posti letto di rianimazione. Solo due punti sopra la soglia critica. Al di sotto della media nazionale che ieri, secondo il monitoraggio Agenas, era al 40%. 
Ancora meglio per i posti ordinari Covid: occupazione al 32% in Umbria (357 in tutto, -3 rispetto al giorno prima) contro una soglia critica del 40%, stessa percentuale del dato medio nazionale. 
La pressione sugli ospedali in Umbria si va progressivamente allentando. In controtendenza con gli indicatori italiani. Quello che era un tallone d’Achille non è più tale.
La quota dei decessi resta però sempre troppo alta. Rispetto al bollettino di ieri (aggiornato alle 11:42) sono sei i morti nelle ultime 24 ore monitorate (1279 in tutto). I nuovi positivi ammontano a 132. Sono 145 i nuovi guariti: questo dato fa scendere gli attualmente positivi a 4.459 (-19). Isolamenti in calo di 150. 
I tamponi molecolari sono stati 3.745. Gli antigenici 5.780. 


La percentuale di positività sui molecolari è a 3,52%. Sul totale dei test eseguiti è all’1,38%. Tra i più bassi registrati negli ultimi mesi. La media italiana della positività (molecolari più antigenici) ieri era al 4%. In Umbria è quasi un terzo. 
Resta un dato che ancora preoccupa: la prevalenza di varianti. Nell’ultimo report di marzo in Umbria tra inglese e brasiliana si è arrivati al 96% di varianti rispetto al totale dei campioni analizzati.


In tutto questo non è ancora partito il progetto di sequenziamento dei campioni Covid con la rete dei laboratori regionali. Un obiettivo previsto dalla stessa Regione nel piano di ricognizione della fase 3 della pandemia. Al momento l’Umbria è costretta a ricorrere alla rete Iss (Spallanzani) e all’istituto zooprofilattico di Teramo. Con non pochi ritardi sui risultato.