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Terni, cimici nell'auto del cognato di Barbara Corvi per seguire i suoi spostamenti

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Maurizio Lo Giudice sapeva di essere nel mirino degli investigatori che si occupavano della scomparsa della cognata Barbara Corvi. E infatti, a distanza di 12 anni, anche lui è stato indagato insieme al fratello. Mentre Roberto Lo Giudice, marito della donna di Montecampano di Amelia sparita nel nulla il 27 ottobre del 2009,  è stato arrestato, Maurizio è stato indagato a piede libero. Secondo la Procura di Terni l’ex pentito di ‘ndrangheta, che da tempo abita a La Spezia, ha avuto un ruolo tutt’altro che marginale nel giallo.

I rapporti tra i due fratelli non si sono mai interrotti anche nei momenti più difficili. Mesi fa Maurizio si presentò a una caserma dei carabinieri, in Liguria, per denunciare la presenza di apparecchi elettronici nella sua auto, in pratica delle cimici con cui si volevano intercettare eventuali conversazioni compromettenti. Maurizio, che è un esperto d’informatica, se ne accorse rapidamente ed avvisò i carabinieri. Secondo il giornalista Klaus Davi, che ha lavorato a lungo in Calabria, “Maurizio scandagliò un anno di chat messenger e scavò nella vita della cognata. Stando alla tesi della difesa, dopo la scomparsa di Barbara, lui e Roberto si recarono a cercare la donna in vari posti del luogo da soli”. Ma i familiari non furono mai convinti della loro buona fede tanto che non parteciparono a quelle ricerche. Intanto Roberto Lo Giudice è ancora rinchiuso nel carcere di vocabolo Sabbione. Resta da chiarire l’autore della cartolina inviata da Firenze con una firma di Barbara, mai riconosciuta dai suoi stessi figli.

“Torno presto, baci mamma” si leggeva nel testo. Un depistaggio su cui stanno ancora lavorando gli inquirenti dell’Arma. I due fratelli Lo Giudice sono accusati di concorso in omicidio, aggravato dal grado di parentela, e occultamento del cadavere della donna scomparsa 12 anni fa. Roberto Lo Giudice è rinchiuso nel carcere di Terni.