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Terni, un buco di due ore nell'alibi del marito di Barbara Corvi il giorno della scomparsa

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Dalle 16 alle 17,30-18 c’è un “buco” nella ricostruzione degli spostamenti di Roberto Lo Giudice, perché nessuno dei testimoni sentiti dagli inquirenti (vicini di casa, familiari, persone che avrebbe potuto incontrare) ha riferito di averlo visto.

E’ questo uno dei motivi che hanno portato a costruire il quadro accusatorio, indiziario, nei confronti del marito di Barbara Corvi, arrestato il 30 marzo 2021 su richiesta della procura della Repubblica di Terni, che dal scorso luglio 2020 aveva riaperto le indagini sulla scomparsa della giovane donna (all’epoca 35enne), risalente ormai a dodici anni fa, avvenuta ad Amelia, in provincia di Terni. E’ proprio la ricostruzione degli spostamenti di Lo Giudice di quel 27 ottobre 2009, con le verifiche legate all’aggancio delle celle telefoniche e le audizioni di testimoni che non l’hanno visto né sentito, uno dei punti focali dell’ordinanza di custodia cautelare, in virtù della quale è a tutt’oggi rinchiuso nel carcere di Terni di vocabolo Sabbione.

La ricostruzione di quella giornata parte dalla mattina, quando i coniugi avevano fatto il giro di Poste, di una filiale bancaria e di un’assicurazione a Narni scalo per prelevare il denaro e/o svincolare diverse migliaia di euro a nome di Barbara, o comunque cointestati alla stessa. Concluse queste operazioni, la donna era rientrata a casa, a differenza del marito (contrariamente da quanto affermato da lui) che non era invece rincasato prima delle 13,49. A confermarlo sono una chiamata fatta al figlio in quel lasso di tempo (che invece era in casa) e il fatto che, alle 13,13, il cellulare dell’uomo ha agganciato una cella non compatibile con quella della loro abitazione. Certo è che – hanno ricostruito gli inquirenti – alle 15 Lo Giudice si trovava nella sua abitazione, perché la sorella della moglie ha visto lui e Barbara che stavano parlando.

Dalle 16 i coniugi restavano soli in casa e da quel momento “di essi si sono perse le tracce”, si legge nell’ordinanza. L’unica cosa che si sa è che, tra le 14 e le 17, il telefono di Lo Giudice ha fatto registrare sette telefonate e un sms, impegnando la cella telefonica proprio di Montecampano (ragionevolmente, quindi, si trovava in casa), e che alle 16,54 e alle 17,38 ha parlato due volte col suo commercialista, con cui aveva appuntamento più tardi. Nell’ultima chiamata la cella telefonica agganciata è stata quella di Vasanello, Orte e la zona più a sud di Montecampano, quindi era fuori dalla propria abitazione. Il primo a vedere di nuovo Lo Giudice è stato un conoscente, tra le 17,30 e le 18, in un bar di Fornole. Anche una vicina di casa, tra le 16 e le 17,45, non ha visto nessun componente della famiglia Lo Giudice uscire di casa, né l’uomo ha messo in moto la sua auto, se no il proprio cane avrebbe abbaiato, come faceva di solito. Circostanza, questa, in contraddizione, con quanto dichiarato dallo stesso Lo Giudice.