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Scuola Umbria, lo psicologo: "Troppa Dad. Per i ragazzi tristezza, irritabilità e insonnia. Sono i primi disagi"

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Un anno senza essere presenti a scuola e lezioni con Didattica a distanza. Gli effetti dell’isolamento sono ormai evidenti nei bambini e nei ragazzi. Il tempo prolungato davanti allo schermo del pc non è passato indolore, ma ha lasciato segni, campanelli di allarme che vanno ascoltati e sui quali bisogna intervenire. L’analisi di David Lazzari, presidente del consiglio dell’Ordine degli psicologi (Cnop), fa riferimento a studi Unicef e Cnop: “Non è solo lo strumento della Dad a causare problemi - specifica - ma il fatto che si unisca alla mancanza di socialità e del giusto clima di apprendimento. Tutto questo protratto per un anno sta creando forti disagi che potrebbero danneggiare i normali processi di crescita”.

Dottor Lazzari, quali sono i disagi più frequenti?

Difficoltà di concentrazione, irritabilità, abbassamento del tono di umore, disturbi del sonno, difficoltà di apprendimento. E sta emergendo un altro aspetto: la non interiorizzazione dei contenuti, c’è un apprendimento sempre più superficiale.

In un anno di Dad è emerso un fenomeno di  abbandono del metodo?

Abbiamo riscontrato un calo del 20%. Una percentuale importante quindi ha cessato di seguire le lezioni.

Quali sono i consigli utili da dare alle famiglie?

Premessa: non si tratta di un infarto che arriva all’improvviso ma parliamo di disagi che si stratificano giorno per giorno, lentamente. Perciò vanno affrontati non sottovalutati.

Disagi crescenti, in che misura?

Dagli studi che ho citato emerge che c’è stato un aumento del 24% in questo anno.

La pandemia li ha fatti insorgere o ha soprattutto amplificato i problemi dei giovani?

Questi malesseri erano comunque presenti, l’isolamento da Covid ha solo amplificato.

Quali sono le fragilità delle nuove generazioni?

Una famiglia sempre più debole, una società troppo veloce, una tecnologia troppo invasiva. E pochissimi strumenti emotivi e psicologici per comprendere il mondo.

In aiuto è arrivata l’attività di consulenza psicologica nelle scuole. Funziona?

È un servizio è fondamentale. E l’Umbria ha affrontato bene la questione: risulta infatti la prima regione d’Italia per l’attivazione di sportelli psicologici negli istituti scolastici. Nove scuole su dieci l’hanno introdotto. Ovvero, l’84% su una media nazionale del 70%.

Ma le ore per ogni istituto sono risultate poche. Servirebbe molto di più...

Il primo decreto ha stanziato 40 milioni di fondo che ha prodotto circa 120 ore di servizio per ogni istituto. Ben poco, in effetti. Ma ora, il decreto Sostegno, ha stanziato 150 milioni su questo fronte. L’auspicio è che l’Umbria dall’84% raggiunga il 100% di copertura. Sarebbe un primo passo per arginare il problema e venire incontro ai giovani.