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Terni, bancarotta fraudolenta da cinque milioni senza colpevoli. Assolti due imprenditori

Antonio Mosca
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Hanno evitato una condanna per il reato di bancarotta fraudolenta grazie al sequestro che era stato operato nei confronti degli immobili di loro proprietà. Amerigo Marzi, socio di maggioranza e ritenuto dall’accusa l’amministratore di fatto della società Villa Angela, è stato assolto con la formula più ampia insieme a Svetlana Paak, rappresentante legale. La bancarotta era stata pari a cinque milioni di euro.

La sentenza di primo grado è stata emessa dal Tribunale collegiale di Terni, presieduto dalla dottoressa Rosanna Ianniello. La società in questione gestiva due case di riposo nel Ternano. Nel 2015 l’autorità giudiziaria aveva disposto il sequestro delle residenze per anziani con gli ospiti che erano stati trasferiti rapidamente in altre strutture vicine. Da quel momento, però, la società non è stata più in grado di proseguire la sua attività e, come ricostruito dall’avvocato Fabio Massimo Guaitoli in udienza, non ha più potuto trovare i fondi necessari a risarcire i creditori che bussavano alle sue porte. Di conseguenza, secondo il difensore degli imputati, questi ultimi non hanno alcuna responsabilità nella bancarotta fraudolenta, reato che gli era stato invece contestato inizialmente.

“E’ stato fissato un principio importante - ha commentato l’avvocato Guaitoli - destinato a valere anche in altri casi simili”. Un’enunciazione di diritto, dunque, che farà giurisprudenza. La difesa ha convinto non soltanto il collegio giudicante, ma anche il pubblico ministero che, infatti, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto il proscioglimento dei due imputati nonostante l’ingente somma rivendicata dai creditori della società fallita. Di recente lo stesso imprenditore ternano 46enne era finito a processo per un’altra bancarotta relativa a una cooperativa che si occupava di assistenza di anziani. Ma anche in quel caso l’avvocato Fabio Massimo Guaitoli era riuscito a dimostrare la totale estraneità del suo assistito rispetto ai fatti che gli erano stati contestati in giudizio.