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Umbria, funzionario regionale arrestato, il gip: "Azioni illecite assunte a prassi"

La vicenda è finita in tribunale a Perugia

Francesca Marruco
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“Le indagini sin qui svolte hanno fatto emergere un modo di agire illecito assunto a vera e propria prassi e, in sostanza quasi rivendicato in sede di interrogatorio”. E’ quanto scrive il gip, Valerio D’ Andria nell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa nei confronti del funzionario regionale del servizio sostenibilità ambientale, Federico Bazzurro, accusato di tre episodi di corruzione per aver intascato, stando alla Procura, mazzette per 32 mila euro dagli imprenditori del settore delle cave, Marianna Marinelli (arrestata insieme a lui in flagranza e rimessa in libertà senza obblighi dopo la convalida dell’arresto), Francesco Piselli e Enrico Mancini, quest’ultimo insieme a un suo collaboratore, Roberto Scalla.
In sede di interrogatorio, il dottor Bazzurro - assistito dagli avvocati Amedeo Centrone e Nicola Di Mario - ha spiegato di aver ricevuto nel tempo questi soldi a fronte di consulenze che egli avrebbe fornito ai tre imprenditori al di fuori dell’orario di lavoro per la Regione. Ma a questo proposito, il gip scrive.

 

“La ricostruzione offerta dall’indagato Bazzurro e in particolare la supposta separazione tra l’attività ‘professionale’ e l’attività impiegatizia è priva di ogni verosimiglianza per la basilare ragione che il ‘professionista’ Bazzurro avrebbe poi dovuto occuparsi come dipendente pubblico delle medesime pratiche”. La Procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, aveva chiesto per lui la misura cautelare in carcere, ma il gip ha ritenuto congrua quella degli arresti domiciliari, perché “sussiste un attuale pericolo” sia di reiterazione di reato che di inquinamento probatorio. Ma le indagini non finiscono qui. Lo ha annunciato lo stesso Procuratore in una nota stampa: la polizia giudiziaria effettuerà nuovi accertamenti, anche, ma non solo, sul materiale sequestrato a Bazzurro e Marinelli la sera dell’arresto in flagranza quando sono stati fermati dopo essersi scambiati tre mila euro in contanti in un parcheggio, al buio, senza neanche scendere dalla macchina.

 

Quello, secondo le loro versioni, era il pagamento per l’ultima consulenza. Anche se, intercettati, parlavano di un prossimo incontro da realizzare “con le modalità dell’altra volta”, ovvero, dicevano con uno “scambio di olio, è una scusa buonissima”. Quello che ha stupito, non poco, gli inquirenti, è che Bazzurro era probabilmente a conoscenza di essere indagato ad Ancona per corruzione - Mancini e Scalla avevano ricevuto formale avviso -, ciò nonostante ha continuato come se niente fosse.