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Il pentito: "Il marito di Barbara Corvi mi disse se tuo figlio non la smette lo muro come mia moglie"

Francesca Marruco
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“Murerò tuo figlio se continua così, come ho murato mia moglie”. La minaccia di Roberto Lo Giudice sarebbe stata rivolta a Federico Greve, ex marito dell’attuale compagna di Lo Giudice. Greve è uno dei tre pentiti che lo accusa di aver ucciso e fatto sparire la moglie Barbara Corvi. Il particolare emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip di Terni, Simona Tardelli, ha disposto l’arresto di Lo Giudice. Greve è stato sentito il 21 gennaio scorso dal procuratore di Terni, Alberto Liguori e, in quell’occasione, ha rivelato questa frase. “Greve - scrive il gip - è stato diverse volte in Umbria per incontrare il figlio che si era trasferito lì insieme alla madre e e Lo Giudice, lamentandosi del ragazzo gli avrebbe detto che se non si fosse ravveduto lo avrebbe murato come con la moglie”. 

 


A dare nuovo impulso alle indagini, che erano state archiviate nel 2015 gettando i familiari di Barbara nella disperazione, è stato il fratello di Roberto Lo Giudice. Quell' Antonino, detto Nino, noto come “il nano” negli ambienti criminali della ‘Ndrangheta. Il 17 gennaio 2019 aveva confessato ai magistrati di Reggio che “nel corso di un incontro, tenutosi a settembre del 2010 a Reggio Calabria, apprende dal fratello Roberto che, sia lui che il fratello Maurizio erano coinvolti nella scomparsa di Barbara. La circostanza relativa al loro coinvolgimento venne confermata da Roberto col un cenno confermativo del capo. Egli riferiva che la cautela mostrata da Roberto e dal fratello nel riferire del proprio coinvolgimento per il timore di essere ascoltati”. E poi c’è il terzo pentito, Consolato Villani, ex braccio destro del “nano” che dice di aver appreso, nel novembre del 2009 in un negozio di Reggio Calabria che “era scomparsa un’altra donna della cosca Lo Giudice, cioè Barbara Corvi, facendo riferimento ad Angela Costantino perché io capissi, in termini di ‘ndrangheta, che Barbara aveva fatto la stessa fine”. 
Il figlio di Barbara nel novembre del 2009 incontrò a Reggio il cugino, figlio di Angela, che gli disse: “Mia madre, come la tua è morta”. Sentito dagli inquirenti il ragazzo, che in questi anni deve aver vissuto l’inferno in terra,  preferì non approfondire la cosa, ma l’anno scorso alla fidanzata  disse: “Mia madre.. dentro una cosa di acido è finita.. si si senza tracce, non ce ne saranno mai, come non saprò mai la verità amò.. cioè come i miei, come il cugino mio”. 

 


Per la Procura Barbara è stata uccisa quel pomeriggio dal marito e poi fatta sparire chissà dove. “Lo Giudice - scrive il gip - non ha un alibi, ha un movente (le questioni economiche e la relazione extraconiugale, ndr) e ha tenuto una condotta precedente, concomitante e successiva altamente sintomatica di un suo diretto coinvolgimento nella scomparsa della moglie”. Solo a titolo esemplificativo: per l’accusa sono stati lui e il fratello Maurizio a far partire dal pc di Barbara un messaggio al suo amante in cui parla del suo intento suicida. Falso. Lo Giudice ha raccontato di aver dato un ceffone a Barbara il giorno prima della sua scomparsa mentre erano in macchina. Per gli inquirenti è falso. Lo avrebbe fatto per precostituirsi un alibi qualora fosse stato isolato il sangue nell’abitacolo. Come false erano le cartoline mandate ai figli di Barbara da Firenze in cui qualcuno voleva fargli credere di essere la loro mamma. La perizia calligrafica lo ha escluso. Il figlio Salvatore agli inquirenti ha detto: “Sono convinto che mamma sia morta il giorno stesso della sua scomparsa perché all’epoca non avrebbe fatto passare un’ora senza sentirmi o cercarmi immediatamente”.