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Terni, celebrata la passione di Cristo. Il vescovo: "Dal Covid un'occasione per crescere nella fede"

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E' stata celebrata nella cattedrale di Terni dal vescovo Piemontese la liturgia nella passione del Signore con l’adorazione della croce. La processione d’ingresso dei sacerdoti che ha attraversato la navata della chiesa, iniziata nel silenzio senza canti, ha raggiunto l’altare spoglio, dove la celebrazione è proseguita, venerdì 2 aprile, con la proclamazione della Passione, l’adorazione della Croce e la comunione. Al centro della riflessione del vescovo, nel giorno che ricorda la morte di Cristo sulla croce, la sofferenza di chi in questi mesi ha vissuto la propria croce della malattia.

"La passione di Gesù oggi è viva e rinnovata – ha detto il presule - e"il dolore per la morte di Gesù è reso più vivo per le sofferenze nostre e dei nostri cari, colpiti dal virus, forse per la morte di alcuni di essi, per la limitazione dei movimenti e le ristrettezze economiche. Le famiglie senza reddito, che bussano in numero elevato e con più frequenza alle nostre Caritas; i lavoratori disoccupati, le imprese colpite dalla crisi, i ragazzi e i giovani arenati nello studio e nelle relazioni, resi più inquieti e nervosi. La comunità cristiana rinchiusa, dispersa, impaurita e smarrita. Le stesse celebrazioni ridotte nella partecipazione e l’assenza dei fedeli all’adorazione eucaristica serale". Il vescovo ha ricordato come in Italia ci siano stati già 108 mila morti per il Covid-19, tra cui 269 sacerdoti, tre della nostra Diocesi, ma anche quei paesi come, Brasile, Argentina, Stati Uniti, alle prese con numeri impressionanti di contagiati, malati, morti e soprattutto altri Paesi in cui si verificano violazioni delle libertà e le violenze sulla popolazione nel Myammar, Hong Kong, in Africa, i cristiani perseguitati e uccisi in varie parti del mondo.

"Da una parte siamo noi: smarriti, abbiamo perso le certezze basate sul denaro, potere, la scienza, la società, la politica, la fede – ha detto monsignor Giuseppe Piemontese. Noi persone smarrite, in balia dell'incertezza, della malattia, della velocità e rapidità della malattia. Dall'altra parte Gesù: Dio fatto uomo, ha preso su di sé le nostre miserie, le ansie, incertezze, i peccati, anche il sentirsi abbandonati da Dio. Ma Gesù è il nostro eroe, Gesù ci ha salvati col dono della sua vita e ci invita a seguirlo sulla strada dell’amore. Dall’esperienza della pandemia e nel confronto con Cristo sofferente e crocifisso possiamo cogliere l’occasione per purificarci nella fede, crescere nell’amore dietro a Gesù che ha donato se stesso per noi fino alla morte in croce". Al termine della liturgia sono state tate esposte davanti all’altare la statua della Madonna addolorata e del Cristo Morto.