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Umbria, tangenti per 32 mila euro al funzionario regionale arrestato per corruzione

Francesca Marruco
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In due anni ha preso tangenti per 32 mila euro. Soldi versati da tre imprenditori attivi nel campo della gestione delle cave. Quindi non solo la mazzetta di tre mila euro in contanti che gli è valsa l’arresto in flagranza per corruzione, anticipato ieri dal Corriere dell’Umbria. Il funzionario del Servizio Sostenibilità ambientale, valutazione e autorizzazioni ambientali della Regione Umbria, Federico Bazzurro, aveva messo su un vero e proprio sportello parallelo - per la Procura illecito - all’attività per cui ha un contratto con la pubblica amministrazione. E, oltre a Marianna Marinelli, amministratrice della “Marinelli A. Calce e Inerti srl” fermata un attimo dopo aver passato dal finestrino della macchina la mazzetta a Bazzurro, c’erano anche altri imprenditori che del funzionario si sono serviti. Si tratta del perugino Francesco Piselli, direttore tecnico della “Piselli Cave s.r.l.” e di Enrico Mancini, titolare della “Cave di Fabriano e Gualdo srl”. Sono tutti indagati per corruzione in concorso con Bazzurro. Marinelli, assistita dall’avvocato Franco Libori, arrestata e poi rimessa in libertà dal gip, Valerio D’Andria per mancanza di esigenze cautelari, ha confessato di aver dato a Bazzurro 15 mila euro. Altrettanti gliene avrebbe dati Piselli. Al gip lo ha dichiarato lo stesso Bazzurro nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Ha detto che erano per il lavoro di progettazione della cava di San Marco per la Piselli.

 

 

L’inchiesta che ha portato agli arresti nasce da uno stralcio dell’indagine “Tango & cash” della Dda di Ancona, arrivata a Perugia per competenza territoriale. Bazzurro - difeso dagli avvocati Nicola Di Mario e Amedeo Centrone - lo chiamavano “l’amico Fritz” o “l’amico di Perugia” a cui Mancini e un suo faccendiere decidono di dare 1.000 euro ogni due mesi per i “consigli offerti su come proseguire l’attività di escavazione” in una cava di Gualdo Tadino a cui erano interessati gli imprenditori marchigiani. Il gip di Ancona non ravvisa l’urgenza della misura cautelare, si dichiara incompetente e manda tutto a Perugia. In via Fiorenzo di Lorenzo il Procuratore capo, Raffaele Cantone, affida l’inchiesta al sostituto Mario Formisano. Le indagini ripartono da un particolare emerso già ad Ancona: Bazzurro parla al telefono con i marchigiani da un’utenza cellulare intestata a Francesco Piselli. E’ la stessa che usa per parlare con Marianna Marinelli. Ripartono le intercettazioni, telefoniche e ambientali. Emergono subito i contatti con Marinelli che aveva attivato un procedimento per la modifica dell’autorizzazione all’esercizio delle attività estrattive della cava di Monticchio, volto all’autorizzazione dell’uso dell’esplosivo . “Il Bazzurro - scrive il gip - manifesta inequivocabilmente di essersi attivato nel suo interesse”. E il 18 marzo le scrive dicendole: “Paur (provvedimento autorizzativo unico regionale ndr) alla firma”. E lei replica: “Festaaaaa”. Poi si accordano per vedersi. Marinelli parla con un conoscente “della necessità - annota il gip - di incontrare Federico per ‘fargli quel discorso’ e dell’opportunità di incontrarsi ‘in tarda serata col buio’ al Pam di San Marco”.

 

I militari del I militari del NIPAAF, Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale, dei carabinieri di Perugia li ascoltano. E lunedì sera. Li seguono. Aspettano il momento buono. “I due - ricostruisce il gip D’Andria - si scambiano qualcosa senza nemmeno scendere dall’auto”. Finiscono lui in carcere e lei ai domiciliari. Vengono sentiti entrambi e la linea difensiva, reiterata col gip, è la stessa: “Quei soldi - sta scritto nell’ordinanza - erano il compenso per la progettazione svolta da Bazzurro nell’interesse della Marinelli”. Ma D’Andria, che pure ha momentaneamente riqualificato il reato come corruzione per l’esercizio della funzione rispetto alla fattispecie più grave degli atti contrari ai doveri d’ufficio per cui comunque indica la necessità di maggiori approfondimenti, è perentorio: “E’ pacifico che la versione degli indagati, quand’anche corrisponda alla sincera convinzione di costoro, non è affatto idonea a contraddire il chiaro quadro indiziario. E’ pacifico che Bazzurro si sia occupato della pratica Marinelli quale funzionario istruttore e non come privato professionista”. Senza contare che, evidenzia D’Andria, “l’ultima consegna di denaro di verifica dopo il rilascio dell’autorizzazione e non dopo l’ipotizzata redazione degli atti del ‘professionista’ Bazzurro”.