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Perugia, ai dipendenti della Nestlé premio di 2.500 euro in busta paga

Patrizia Antolini
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La buona notizia di Perugia è di quelle che ti riportano il buon umore in tempi tanto difficili. Gli operai della Nestlé, 604 dipendenti più altri 196 stagionali con un rapporto lavorativo di un minimo di tre mesi, riceveranno nella busta paga di aprile 2.500 euro lordi di premio. Una cifra che normalmente rappresenta due mensilità per un dipendente dello storico stabilimento di San Sisto. “Sono particolarmente orgoglioso della dedizione con cui i nostri collaboratori, a tutti i livelli e in tutti i ruoli, hanno svolto il loro lavoro garantendo la disponibilità dei prodotti anche nelle fasi più critiche della pandemia. Questo premio rappresenta un importante riconoscimento dello straordinario impegno condiviso da tutte le nostre persone nell’anno più difficile di sempre” ha affermato Marco Travaglia, presidente e amministratore delegato Gruppo Nestlé Italia e Malta.

Il premio va ad aggiungersi, spiega l’azienda, a un piano di welfare straordinario dedicato ai collaboratori: un modello di lavoro orientato alla flessibilità nello svolgimento della prestazione lavorativa, all’adattabilità in termini di definizione di obiettivi e way of working e al bilanciamento tra il lavoro da casa e quello in ufficio. Soddisfatto del premio anche il sindacato. “Nonostante la pandemia e le chiusure generalizzate siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi. L’azienda ha tenuto conto degli sforzi fatti dai lavoratori che non hanno mai fermato l’azienda e garantito sempre la produzione”, commenta Michele Greco della Flai Cgil.

“Ora dobbiamo insistere di più sul mercato interno, quello che maggiormente ha subito la pandemia e le chiusure di bar e punti di vendita. Chiediamo all’azienda uno sforzo in più e un piano di investimenti ma, per farlo, capiamo che è necessario accelerare con la campagna di vaccinazione. Altrimenti ogni sforzo rischia di essere vano. Anche le mille tonnellate di uova pasquali che abbiamo prodotto rischieranno di rimanere invendute”. Lo scorso anno in pieno lockdown le uova di cioccolato furono donate ai medici cubani.